Quando si parla della condanna di Galileo da parte della santa
inquisizione cattolica nel 1633, a livello popolare è
diffusa l'idea che essa sia dovuta solo alla sua scelta copernicana. Ma
ciò è una grande semplificazione
perchè la condanna era avvenuta anche per molti altri motivi
che rendevano l'attività scientifica di Galileo un
gravissimo attacco allo status quo religioso, politico e filosofico
dell'epoca e soprattutto al prepotente potere totalitario e assolutista
della chiesa cattolica. L'analisi dei motivi che hanno portato alla
condanna di Giordano Bruno prima e di Galileo poi e le loro
conseguenze, filosoficamente rivoluzionarie, è l'oggetto di
questa conferenza.
Iniziamo ad analizzare la situazione storica. Come giustamente
sostenuto da Corrado Augias e da tanti altri studiosi laici, il
cristianesimo di matrice romana non è stato fondato da
Gesù, ma è stato inventato dall'ebreo fariseo
romanizzato Saulo o Paolo di Tarso (detto san Paolo), il quale non ha
mai conosciuto personalmente Gesù di Nazareth, anche se gli
era parzialmente contemporaneo, essendo nato tra il 5 e il 10 d.C. e
morto intorno al 65 d.C., cioè essendo vissuto PRIMA che i
Vangeli, sia canonici che apocrifi, venissero scritti. A partire da
Paolo di Tarso il cristianesimo di matrice romana si è
scontrato con chiunque fosse non in linea rispetto alla sua dottrina, a
cominciare dalle comunità cristiane di matrice giudaica (in
primis quelle di san Pietro e san Giacomo, quest'ultimo fratello di
Gesù) sulle questioni del rispetto delle disposizioni
bibliche sul cibo kosher (cioè la proibizione a mangiare
maiali, conigli e lepri, considerati animali immondi) e
dell'obbligatorietà del rinnovo del patto con YHWH
Yahvè sancito dalla circoncisione maschile prescritta
obbligatoria dalla Bibbia nel Levitico e alla quale era stato
sottoposto anche Gesù. Forse qualcuno ricorderà
che fino a poco tempo fa nel calendario cattolico il primo gennaio era
la festa della "circoncisione di N.S. Gesù Cristo".
La circoncisione consiste nel taglio e asportazione del
prepuzio dell'organo genitale maschile, facile da praticare su infanti
nati da pochi giorni incapaci di difendersi e assai problematica da
imporre a uomini adulti. Obbligatorietà abolita con
decisione autoritaria unilaterale da Paolo di Tarso per i cosiddetti
gentili, cioè per i cristiani non giudei. Scelta definita
eretica e blasfema dai cristiani di matrice giudaica. Grandi scontri
anche sulla iconoclastia, cioè la proibizione ad adorare
immagini, simulacri, santini o statue, come gli idolatri, sancita dalla
Bibbia (ricordate Mosè e il vitello d'oro?) e
ancora oggi tabù per rabbini e musulmani. Seguono gli
scontri con tutti i cristiani non in linea con i dogmi dottrinari
imposti dal cristianesimo romano, definiti eretici e scomunicati:
* cristiani giudei (cibo
kosher, circoncisione, iconoclastia)
* cristiani ariani
(Gesù subordinato al Padre)
* cristiani adozionisti
(Gesù figlio adottivo del Padre)
* cristiani monofisiti
(Gesù è solo Dio, non uomo)
* cristiani gnostici
(negano morte in croce e resurrezione)
Oltre che, ovviamente, gli scontri con i politeisti, definiti pagani,
atei e infedeli.
Dall'Editto di Teodosio I°, che impone il cattolicesimo come
unica religione obbligatoria di Stato, in poi, il cristianesimo romano
si diffonde in Europa con la forza della spada, non certo
per le sue cosiddette idee d'amore universale, come sostenuto
da certa prosopopea agiografica. Afferma l'Editto di Teodisio:
“Noi vogliamo che
tutti i popoli governati dalla clemenza nostra seguano la religione che
il santo apostolo Pietro rivelò ai Romani e che il pontefice
Damaso e il Vescovo Pietro d’Alessandria professano. Noi
crediamo che il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo formino un sola
divinità sotto un’eguale maestà e una
pia trinità. Pertanto ordiniamo che tutti quelli che seguono
questa fede si chiamino Cristiani Cattolici, e, poiché
crediamo che gli altri siano dementi e insani, vogliamo che essi
subiscano l’onta dell’eresia e che i loro
conciliaboli non abbiamo più il nome di chiese. Oltre la
condanna della divina giustizia, essi riceveranno le severe pene che la
nostra autorità, guidata dalla celeste sapienza,
vorrà infliggere loro.” Dall'Editto
di Teodosio in poi iniziano le persecuzioni cattoliche nei confronti di
politeisti e cristiani eretici, le conversioni forzate pena la tortura
e la morte, lo sterminio di sacerdoti e sacerdotesse pagani e la
distruzione dei templi. Interessante sul piano storico è
comunque notare che la confessione cattolica dei peccati, fino ad
allora pubblica, fu resa segreta proprio sotto Teodosio, quando una
donna, dinanzi a migliaia di fedeli, si autoaccusò d'essere
andata a letto il giorno prima col sacerdote che la stava in quel
momento confessando. ;-)
A sinistra: eretico
impalato. A destra: rogo di eretici.
È anche interessante notare ironicamente che tutte
queste persecuzioni, torture e assassinii venivano commessi
nel nome di colui che ci ha lasciato gli immortali insegnamenti:
“Ama il prossimo tuo
come te stesso”
e
“Non fare agli
altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”
Immortali insegnamenti che in oriente erano stati dettati 5 secoli
prima da Siddharta Gautama Śākyamuni, il Buddha. Insegnamenti di
Gesù che però sono contenuti nei Vangeli, che il
fariseo Paolo di Tarso non conosceva perchè sono stati
scritti dopo la sua morte. Anche Gesù di Nazareth era stato
torturato e assassinato come eretico della religione ebraica per volere
dei grandi sacerdoti.
Gesù non
è stato crocifisso dagli ebrei, ma dai grandi
sacerdoti giudei con l'indispensabile complicità dei loro
padroni romani.
A sinistra: tortura
della “sedia della santa inquisizione”, in ferro
con aculei dappertutto e cinghie da stringere per farli sadicamente
penetrare fino all'osso. A destra il logo della santa inquisizione
cattolica.
Nel 1184 al concilio di Verona papa Lucio III° e l'imperatore
Federico Barbarossa creano il tribunale della santa inquisizione, uno
dei più grandi e feroci gruppi terroristici di delinquenza
di Stato della storia umana. A destra sopra vediamo il simbolo, il logo
della santa inquisizione. Che non è mai stata abolita dal
Vaticano. Le hanno solo cambiato il nome edulcorandolo in
“sacra congregazione per la dottrina della fede”.
Così come le carceri adesso si chiamano "case circondariali"
e gli spazzini "operatori ecologici".
Dal VII° secolo
– Espansionismo islàmico
XI°/XII°
secolo – Lotte per le investiture
Dal 1054 –
Grande Scisma d'Oriente
XI°/XIII°
secolo – Crociate
1309/1377 –
Esilio del papato ad Avignone
1378/1417 –
Scisma d'Occidente Avignone/Roma
1453 –
Maometto II° distrugge Costantinopoli
1517 – Riforma
cristiana protestante
Dopo gli anni dei trionfi in base al principio: “se si
converte il re, si devono convertire tutti, pena la morte”,
è cominciato il declino. Prima da sud con l'espansionismo
del concorrente monoteismo islamico e in Europa con le sanguinosissime
lotte per le investiture che oppongono le pretese di supremazia
temporale del papato a quelle dei regnanti “per
volontà di Dio e con la benedizione del papa”.
Contemporaneamente da est arriva il Grande Scisma d'Oriente, in cui i
cristiani ortodossi imboccheranno una strada alternativa al papato,
portandogli via tutto l'oriente cristiano. Nel 1453 Costantinopoli,
l'antica Bisanzio, capitale del sacro romano impero cristiano
d'oriente, viene distrutta e assogettata all'islàm da
Maometto II°. L'ultima mazzata arriva da nord, con la riforma
cristiana protestante che nel 1517 porterà via
più di mezza Europa al potere papale. Ovviamente il
totalitario e assoluto potere papista si sentiva assediato nel suo
ruolo di depositario dell'unica verità assoluta dell'unica
religione vera dell'unico e trino dio vero e intensificava la lotta
contro le eresie.
"È
un’eresia insegnare e credere che bruciare gli eretici
è contrario
alla volontà dello Spirito Santo."
Leone X°, papa dal 1513 al 1521
"Inferno cristiano:
fuoco. Inferno pagano: fuoco.
Inferno maomettano:
fuoco. Inferno indù: fiamme.
A credere alle
religioni, Dio è un rosticciere."
Victor Hugo
Analizziamo ora qual'era la indiscutibile gerarchia dei valori alla
quale era assoggettato il mondo sotto dominio cattolico ai tempi di
Giordano Bruno e di Galileo. Gerarchia indiscutibile pena i tormenti,
la tortura e l'assassinio sul rogo.
La piramide gerarchica
ai tempi di Giordano Bruno e Galileo.
Questa gerarchia vedeva
“über
alles in der Welt”,
"al di sopra di tutto nel mondo"
e, quindi, al vertice della piramide, la teologia del cristianesimo
paolinista romano come interpretata dal potere papale.
Gott mit uns = Dio
è con noi. A sinistra Adolf Hitler, a destra Joseph Alois
Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI° e in mezzo la fibbia della
cintura degli assassini delle SS al comando dei cattolici astemi e
vegetariani Adolf Hitler e Heinrich Himmler.
“
Über
alles in der Welt” è un'allusione
voluta all’inno nazista “
Deutschland Deutschland
über alles in der Welt”,
cioè
"Germania
Germania al di sopra di tutto nel mondo", tanto caro ai
cattolici dichiarati, nonchè astemi e vegetariani, Adolf
Hitler e Heinrinch Himmler.
Al di sotto della teologia,
la sua ancilla, la sua serva e sguattera, la
filosofia. È da rilevare che filosofia in greco si
dice
φιλοσοφία,
filosofia e
deriva da
φιλεĩν,
filèin,
amare e
σοφία,
sofìa,
sapienza, cioè significa "amore per la sapienza". La
filosofia, ancilla theologiæ, era accettabile solo se in
accordo con la teologia, altrimenti era considerata eretica con tutte
le violenti e assassine conseguenze del caso. Ma non tutta la filosofia
era sullo stesso piano.
Al livello più
alto vi era la filosofia definita sarcasticamente da
Galileo “in libris” perchè filosofava
basandosi, oltre che sulle cosiddette sacre scritture, su dei testi
considerati indiscutibili, in particolare i testi aristotelici e
tolemaici che, pur scritti da politeisti, erano in completo accordo con
i dogmi del cristianesimo paolino romano.
Al livello più
basso e negletto vi era la filosofia della natura e quindi
la fisica, la matematica, la logica matematica, la chimica, che allora
si chiamava alchimia, e tutte le conoscenze basate sull'osservazione
della realtà naturale. La filosofia della natura era
accettabile solo se in accordo con la filosofia “in
libris”, la quale doveva essere in accordo con la teologia,
altrimenti era considerata eretica con tutte le brute e assassine
conseguenze del caso.
Per la filosofia aristotelica il mondo era rigidamente diviso in
cælum e terra. Il cælum, il cielo era ritenuto
divino e dominio di divinità, quindi incorruttibile, eterno,
non soggetto a cambiamenti ed assolutamente perfetto. Mentre la Terra,
al contrario, era ritenuta bassa valle di lacrime e peccato, soggetta,
per i cattolici a causa del peccato originale, a corruzione, a
cambiamenti (nascita, vita, malattia, morte) e imperfezioni.
In primis,
il teorema aristotelico del cælum aveva nell'astronomia
aristotelica e tolemaica postulato il fatto che i corpi celesti sono
incastonati in perfette sfere di cristallo concentriche alla Terra,
immobile al centro dell'universo.
In tale universo, come in una cipolla o in una bambola russa tipo
matrioska, la Terra era immaginata racchiusa al centro di sfere di
cristallo sulle quali erano incastonati Luna, Sole, pianeti e stelle.
Queste sfere di cristallo si ritenevano solo TOT km sopra le nuvole
più alte.
Il secondo postulato
dice che le orbite dei corpi celesti possono essere solo circonferenze
perfette. È da rilevare che, per un matematico scevro da
pregiudizi e tabù, la circonferenza è un
particolare caso di sezione conica, quella dell'ellisse ad
eccentricità uguale a zero, cioè dell'ellisse con
i due fuochi F1 ed F2 coincidenti. Ma ciò era inaccettabile
ai teologi e ai filosofi in libris perchè l'ellisse era
considerata un'imperfezione.
Il sistema tolemaico
degli epicicli e dei deferenti. A destra il moto retrogrado di Marte.
Questa storia per cui per dogma le orbite dei corpi celesti possono
essere solo circonferenze perfette aveva costretto l'astronomo
politeista Claudio Tolomeo ad arrampicarsi sugli specchi per cercar di
piegare le realtà osservative ai pregiudizi-tabù
aristotelici, escogitando un complicatissimo sistema di epicicli e
deferenti per dare conto del moto talvolta retrogrado dei pianeti. Per
Tolomeo e i suoi collaboratori un compito ciclopico e masochistico di
lavoro di calcolo in un'epoca senza calcolatrici, senza zero e
utilizzando i numeri romani. Se non ci credete, non dovete fare altro
che provare ad eseguire a mano questa semplice operazione con i numeri
romani.
MMMCMLXXXVII : MMCMXLIV =
........
Poi mi farete sapere quante ore, o quante decine di ore, ci avete messo.
Il terzo postulato
afferma che i corpi celesti possono essere solo sfere assolutamente
perfette (escludendo quindi la possibilità di esistenza di
crateri e montagne sulla Luna ed escludendo la possibilità
di esistenza di macchie sul Sole, tutte imperfezioni impossibili in
cielo. Il Sole non poteva avere i nei come un brutovespa qualunque).
È da rilevare che la sfera “perfetta”
tra virgolette e il cerchio “perfetto” tra
virgolette, sono delle astrazioni, molto utili per fare dei calcoli
geometrici, ma non esistenti in natura. Anche la molecola del carbonio
60, il famoso fullerene, non è una sfera
“perfetta”!
Il quarto postulato
afferma che nessun cambiamento avviene mai nell'eterno cielo. Difatti
le comete erano considerate un fenomeno meteorologico, sublunare,
quindi terrestre, non celeste, ed è anche per quello che
venivano considerate infauste. Il quarto postulato esclude anche la
possibilità di apparizione di stelle novæ o di
stelle supernovæ nella divina sfera delle stelle fisse.
Difatti nel 1054, nel pieno dell'oscurantismo papista medioevale che
sosteneva che non c'era nulla da scoprire perchè tutto era
già contenuto nelle cosiddette sacre scritture, oscurantismo
che aveva precipitato il mondo nell'ignoranza e nella barbarie,
Il buco nero
dell'oscurantismo monoteista abramitico nella cultura occidentale.
era apparsa una supernova eccezionale nella costellazione del Toro, che
fu visibile, ovviamente ad occhio nudo, per ben 23 giorni in pieno
giorno e per 653 giorni di notte.
SN 1054, la supernova
del 1054, magnitudo max > -6,0 (superiore alla -4,4 di Venere),
oggi nebulosa M1 Tauri, distante 6.300 anni luce.
Oggi ne possiamo vedere i resti nella nebulosa M1, la celeberrima Crab
Nebula, la Nebulosa del Granchio. La supernova fu rilevata dagli
astronomi di paesi esenti, illibati dai tabù
aristotelici-tolemaici-papalini, e i conseguenti rischi per la pelle,
come i cinesi in Asia e i Mimbres e gli Anasazi in America. In Europa
astronomi e villani fecero tutti finta di non vederla. Non poteva
esistere, ergo "io non vedo, io non sento, io non parlo". Inutile
correre dei rischi per la propria salute... È con questi
antecedenti ed in questa atmosfera che nel 1543 salta fuori il
Copernico con la sua storia che la Terra non è al centro
dell'universo e che è la Terra a girare intorno al Sole e
non viceversa. Un'immensa rivoluzione che significava dare degli asini
a tutti i filosofi in libris e a tutti i
“santissimi” teologi. In primis il papa, quello che
ha in cielo il proprio vicario.
Αρίσταρχος
ο Σάμιος,
Aristarco di Samo (310-230 a.e.v.)
L'ipotesi eliocentrica era stata avanzata per la prima volta
dall'astronomo greco Aristarco di Samo nel 290 avanti l'era volgare,
cioè nel 290 avanti Cristo, e anche ai suoi tempi fu
accusato da alcuni di empietà. Ma l'obiezione che gli
mossero i suoi contemporanei colti, fu scientifica e non ideologica o
religiosa: si chiesero per quale motivo le stelle fisse non
modificassero la propria posizione sulla volta celeste nel corso
dell'anno, come invece avrebbero dovuto fare se la Terra fosse stata in
movimento.
Schema della parallasse
trigonometrica stellare e dimostrazione della "parallasse del dito".
Archimede da Siracusa, nell'
"Arenario"
riporta che Aristarco superò l'obiezione ipotizzando che la
distanza tra la Terra e le stelle fisse fosse infinitamente maggiore
del raggio dell'orbita annuale terrestre, e in effetti è
tanto maggiore da evitare ogni effetto di parallasse misurabile con gli
strumenti dell'epoca. La parallasse trigonometrica è il
fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si
cambia il punto di osservazione. La verifica più semplice
della parallasse trigonometrica è la seguente: stendete il
braccio davanti a voi con il dito indice alzato e a turno veloce tenete
un occhio chiuso e l'altro aperto. Vedrete il dito spostarsi rispetto
allo sfondo. La prima misura di parallasse stellare fu fatta nel 1838
dall'astronomo tedesco Friedrich Wilhelm Bessel sulla stella 61 Cygni,
distante 11,4 anni luce, prima stella, dopo il Sole, della quale
è stata misurata la distanza. Il pensiero di Aristarco di
Samo era in anticipo di “solo” tra virgolette 21
secoli, 2128 anni. L'ipotesi di Aristarco ebbe poco seguito e fu poi
violentemente rigettata dal dogmatico aristotelico Claudio Tolomeo 4
secoli dopo.
A sinistra Mikołaj
Kopernik, Niccolò Copernico (1473-1543). A destra il
“De revolutionibus orbium cœlestium”
edizione 1543.
La teoria eliocentrica era poi stata elaborata dall'astronomo e
canonico polacco Niccolò Copernico, che, da bravo
ecclesiastico cattolico di alto rango, laureato a Padova, conosceva
bene i suoi polli, e infatti, tenuto al rigido celibato ecclesiastico,
furbescamente manteneva incontri e rapporti clandestini con l'amante e
altrettanto furbescamente ritardò per oltre trent'anni la
pubblicazione del suo
“De
revolutionibus orbium cœlestium”,
“Delle rivoluzioni dei
mondi celesti”, fino al 1543, cioè
all'età di 70 anni, quando già stava per tirare
le cuoia e la santa inquisizione non poteva più arrostirlo
come eretico. Vuole la leggenda che Copernico, a letto morente, abbia
ricevuto la prima copia del suo libro il giorno in cui sarebbe defunto.
Il filosofo Filippo
Bruno (1548-1600).
Cambierà il nome in Giordano come imposto dalle regole
monastiche.
Uno dei primi copernicani è stato Giordano Bruno, che nel
1583 terrà lezioni sul copernicanesimo in
Inghilterra, all'Università di Oxford. Scandalizzando gli
anglicani. L'arcivescovo di Canterbury, Georg Abbot, che fu presente
alle lezioni di Bruno, dirà di lui
«quell'omiciattolo
italiano [...] intraprese il tentativo, tra moltissime altre cose, di
far stare in piedi l'opinione di Copernico, per cui la terra gira e i
cieli stanno fermi; mentre in realtà era la sua testa che
girava e il suo cervello che non stava fermo».
Ma Giordano Bruno va molto oltre Copernico, buttando via le sfere di
cristallo e sostenendo l'assenza di un centro nell'universo che
è infinito, che le stelle sono soli lontanissimi, che
infiniti sono i mondi che girano attorno alle stelle e molti di questi
mondi sono abitati. Questo 411 anni prima della scoperta, nel 1995, del
primo pianeta extrasolare, 51 Pegasi b. Il grande filosofo Giordano
Bruno, ancora oggi, non a caso, è simbolo mondiale del
libero pensiero. Anche se è più conosciuto
all'estero, che non in Italia. Il solito
“nemo propheta
acceptus est in patria sua” del Vangelo di Luca,
capitolo 4, versetto 24, affermato da Yehoshua ben Yosef, nome
originale poi italianizzato in Gesù di Giuseppe. Incarcerato
e torturato per 8 anni dalla santa inquisizione cattolica, Giordano
Bruno riceverà dai santi cardinali la condanna a morte con
queste beffarde, immortali parole:
«Maiori forsan cum
timore sententiam in me fertis quam ego accipiam»
«Forse
tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io
nell'ascoltarla»
Dopo aver sdegnosamente rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso,
il 17 febbraio 1600, con la lingua serrata da una morsa
perché non possa parlare, muore bruciato sul rogo una delle
più grandi menti del passato millennio.
Dal 9 giugno 1889 s'innalza in Campo de' Fiori a Roma, sul luogo del
rogo, il monumento a Giordano Bruno, opera dello scultore massone
Ettore Ferrari a imperitura vergogna dei cardinali suoi torturatori e
assassini, in primis san, e sottolineo
san,
Roberto Bellarmino, del quale parleremo poi.
Nel 1604, a soli 4 anni dal rogo di Giordano Bruno, Galileo si trova
tra capo e collo il primo capitolo dei suoi 38 anni di guai con la
santa inquisizione cattolica, su denuncia di Silvestro Pagnoni e Giulia
Ammannati (sciagurata madre di Galileo, da lui mantenuta, ma mai sazia
di denaro) perchè:
1°) compila
oroscopi (credenza considerata ancora oggi incompatibile
con il I° Comandamento). Le credenze assolutiste non ammettono
concorrenza, nè attentati alla loro fetta di mercato del
credo. Anche se oggi oroscopi, fiori di back, yoga, ayurveda, reiki,
gatti neri, cornetti e ferri di cavallo, ecc. sono quasi tollerati onde
non scomunicare almeno il 50% dei credenti, restano incompatibili con
la dottrina cattolica. E' da sottolineare che Galileo compilava
oroscopi e se li faceva pagare dai fessi creduloni, per arrotondare le
sue entrate onde poter mantenere, oltre alla sua DICO/PACS famiglia di
fatto, anche l'ingrata madre (denunciante) e il fratello Michelangelo
Galilei.
2°) non frequenta
la messa. Accusa pesante.
3°) legge libri
proibiti. Cioè eretici. Accusa pesantissima.
4°) convive more
uxorio (cioè come marito e moglie) in rapporto
di pubblico concubinaggio con una donna popolana, Marina Gamba. In un
mondo integralista che ritiene accettabili i rapporti sessuali solo ed
esclusivamente all'interno del matrimonio cattolico, questo
è un peccato gravissimo: il peccato di fornicazione. Infatti
ancora oggi la chiesa cattolica si batte contro la libertà
di divorzio e per la discriminazione delle coppie di fatto. Se potesse,
discriminerebbe anche le coppie sposate in comune, sottoposte ad
ostracismo sociale nel secolo scorso fino al 12 maggio 1974, data della
storica vittoria laica al referendum sul divorzio. Ricordiamo che le
coppie sposate in comune sono comunque scomunicate.
5°) ha avuto due
figlie “bastarde” nate dall'unione
peccaminosa con Marina Gamba: Virginia, nel 1600 e Livia, nel 1601.
Figlie che saranno costrette dal padre naturale Galileo ad entrare
ambedue in convento all'età di 12 e 13 anni nel 1613 e
daranno i voti al compimento del 16° anno di età. La
figlia Livia odierà sempre questa imposizione paterna,
mentre Virginia si rassegnerà.
Su questo punto numero 5 occorre fare due riflessioni. In primis sul
fatto che solo negli ultimi mesi della passata legislatura il
parlamento della repubblica italiana ha approvato l'equiparazione di
tutti i bambini, abolendo la plurimillenaria, vergognosa differenza tra
ba-mbini e ba-stardi. In secundis occorre far notare a chi spara
zikikkate affermando, strumentalmente ai suoi fini
propagandistico-agiografici, che il bravo cattolico “divin
uomo” Galileo ha consacrato due figlie alla chiesa, che
all'epoca due bambine bastarde avevano fondalmentalmente quasi solo due
possibilità: o il lupanare, cioè il bordello,
dove essere trattate come bestie da monta e oggetto di divertimento
sessuale, crepando giovani di aborti indotti dalle mammane e malattie
veneree, soluzione inaccettabile per le figlie di un docente
universitario, o il convento. Convento nel quale, da bastarde e quindi
suore di serie B, andare a far le sguattere alle suore di serie A,
cioè alle nobili messe in convento per non ereditare.
Comunque, grazie alle conoscenze nobiliari ed ecclesiastiche di
Galileo, questa prima denuncia venne archiviata.
Disegno originale dal
“De stella nova in pede Serpentarii” di (a destra)
Johannes Kepler (1571-1630)
della “stella nova” (distanza 20.000 anni luce) del
1604 in Ophiuchus indicata dalla N blu.
Ma nell'autunno dello stesso anno 1604 una bomba filosofica esplode in
cielo nella costellazione dell'Ophiuchus, sotto forma di stella nova
visibile, ovviamente ad occhio nudo, per 18 mesi, un anno e mezzo. Non
siamo più nel medioevo e la gente non fa più
finta di non vederla come nel 1054. Teologi e filosofi "in libris" si
precipitano a definire il fenomeno come meteorologico. Nessun
cambiamento può avvenire in cielo nella sfera di cristallo
delle cosiddette “stelle fisse”. Galileo sapeva
utilizzare gli strumenti allora disponibili per determinare la distanza
angolare fra le stelle. Si ritiene che avesse eseguito misure
sufficienti a stabilire che la stella “nova” non si
spostava rispetto alle altre come le comete, ergo, sostenne Galileo,
non poteva essere un fenomeno meteorologico tra la Terra e la sfera di
cristallo della Luna, ma una vera e propria nuova stella. La
conclusione poggiava la propria forza su procedure osservative ed
entrava immediatamente in conflitto con il dogma-tabù
secondo il quale i corpi celesti non subissero mutazione alcuna. Questa
presa di posizione scatenò violente dispute a Padova. Le
opinioni di Galileo furono aspramente criticate da filosofi
“in libris” ed ecclesiastici.
Ma risulta che anche questa volta il nostro simpatico toscanaccio la
fece franca.
Un perspicillum, un
canna-occhiale di Galileo.
Si ritiene che il modello migliore avesse massimo 30 ingrandimenti.
Nel 1609, Galileo viene a conoscenza dell'invenzione del perspicillum,
ne costruisce uno e, per la prima volta, punta il suo canna-occhiale,
non in orizzontale durante il giorno per guardare il paesaggio, ma in
alto, di notte verso il cielo stellato e dà inizio al
processo di radicale evoluzione della nostra weltanschauung,
cioè della nostra visione del mondo e dell'universo.
Tutto inizia a cambiare il 30 novembre 1609 quando Galileo punta il suo
strumento verso quella tenue striscia nebulosa che attraversa il cielo
stellato detta Via Lattea e scopre, con immaginabile enorme stupore
che, a dispetto del nome Via Lattea, non è uno schizzo di
latte sfuggito dal seno della dea Era, la latina Giunone, come
sostenevano gli antichi,
Via Lattea dalla Sagitta
ad eta η Carinæ.
Astrofotografia a largo campo di Marco Lorenzi.
ma che essa è costituita da migliaia di stelle, non
risolvibili ad occhio nudo, ma che si rendono perfettamente evidenti
alla visione telescopica. Nel marzo del 1610 Galileo pubblica il
“Sidereus
nuncius”, dove annuncia le sue straordinarie
osservazioni e le sue prime scoperte telescopiche. Dalla composizione
stellare della Via Lattea
alla intollerabilmente rivoluzionaria scoperta di quattro stelle
“fisse” tra virgolette che si muovono, orbitando
attorno a Giove. Che oggi sono i satelliti galileiani Io, Europa,
Ganimede e Callisto. Ma le osservazioni telescopiche proseguono e le
scoperte non si fermano qui. Dovete sapere che per non incorrere nelle
violente ire dei terroristi della santa inquisizione, tra persone colte
le notizie delicate venivano trasmesse utilizzando furbescamente degli
anagrammi.
Nel dicembre 1610, Galileo invia un delicatissimo anagramma a Giuliano
de' Medici e all'astronomo e matematico cristiano protestante
(ahiahiahi, protestante) Keplero che rivoluzionerà l'intero
universo:
"Haec immatura a me iam
frustra leguntur oy" cioè
"Leggo invano queste cose, non
ancora mature".
Le fasi di
Venere: "Cynthiæ figuras æmulatur mater
amorum".
Un mese dopo Galileo svela la soluzione dell'anagramma:
"Cynthiæ figuras
æmulatur mater amorum"
cioè
"La madre
degli amori (Venere) emula le figure di Cinzia (nome arcaico della
Luna)".
Annunciando così la scoperta delle fasi di Venere.
Curiosamente la soluzione di Keplero dell'anagramma galileiano
è:
“Macula rufa in iove est gyratur mathem”
cioè
“Una
macchia rossa in Giove gira matematicamente”.
Guarda un po' che coincidenza, Giove ha, in effetti, una grande macchia
rossa che gira in modo regolare, quindi "matematico", ma questa macchia
rossa non sarebbe stata scoperta fino al 1885, quasi tre secoli dopo,
con telescopi molto più perfezionati di quelli del 1610.
Le fasi di Venere
disegnate da Galileo.
Ma è
“Cynthiæ
figuras æmulatur mater amorum” la
“smoking gun”, la prova provata, con le fasi di
Venere, dell'eliocentrismo copernicano. Nulla sarà mai
più come prima. Ed è con questa "smocking gun",
con questa “pistola fumante” aristarco-copernicana
in mano, la scoperta delle fasi di Venere, che il toscanaccio Galileo
si toglie qualche sassolino dalle scarpe contro i suoi detrattori, come
in questa lettera a Benedetto Castelli:
«Adunque non sapete
[...] che a convincere gl’ostinati, e non curanti altro che
un vano applauso dello stupidissimo e stolidissimo volgo, non
basterebbe il testimonio delle medesime stelle, che sciese in terra
parlassero di se stesse? […] Dell’avanzarsi
nell’opinione popolare, o del guadagnarsi l’assenso
dei filosofi “in libris”, lasciamone il desiderio e
la speranza.» E in quest'altra lettera a
Giuliano de' Medici:
«Venere
necessariisimamente si volge intorno al Sole, come anco Mercurio e
tutti li altri pianeti, cosa ben creduta da i Pittagorici, Copernico,
Keplero e me, ma non sensatamente provata, come ora in Venere e
Mercurio. Avranno dunque il Sig. Keplero e gli altri Copernicani da
gloriarsi di aver creduto e filosofato bene, se bene ci è
toccato, e ci è per toccare ancora, ad esser reputati
dall’universalità de i filosofi “in
libris” per poco intendenti e poco meno che stolti.»
Qui sopra vediamo lo schema
delle varie fasi di Venere viste dalla Terra.
È evidente che Venere gira intorno al Sole e non intorno
alla Terra.
Le fasi tra virgolette "lunari"
della dea madre degli amori erotici
sono splendidamente illustrate in questo collage fotografico al
telescopio.
Ma non è finita. Rimaneva da distruggere il
dogma-tabù dei corpi celesti sfere assolutamente perfette.
Galileo guarda la Luna e scopre
crateri, montagne, valli, pianure e canyon. E li disegna.
Poi volge il suo strumento verso il Sole e intelligentemente non lo
guarda direttamente, cosa che gli avrebbe bruciato l'occhio in una
frazione di secondo, ma lo osserva per proiezione, mettendo un foglio
di carta dietro l'oculare, perpendicolarmente all'asse ottico.
Scopre le macchie solari e che il Sole gira su sè stesso.
C'è da rilevare che quando sono presenti grossi gruppi di
macchie solari, essi sono visibili ad occhio nudo quando il Sole
è rosso e molto basso sull'orizzonte, offendendo poco la
vista. I primi a vedere le macchie solari e a prenderne nota sono stati
i cinesi, mille anni prima di Galileo, ancora una volta astronomi di
paesi esenti e illibati dai tabù
aristotelici-tolemaici-papalini e i conseguenti rischi per la salute
fisica.
Galileo, testardo come un mulo ed entusiasta come un ragazzino al primo
bacio, non si limita a scrivere e a pubblicare. Convoca amici, filosofi
e financo cardinali e mostra loro la Via Lattea, le "stelle medicee"
che girano intorno a Giove, le fasi di Venere, i crateri e le montagne
della Luna e che il Sole gira su se stesso e ha pure i nei come un
brutovespa qualsiasi. Era troppo.
Il cardinale Roberto
Bellarmino (1542-1621) gesuita, santo e dottore della chiesa cattolica,
torturatore e assassino
di Giordano Bruno (e tanti, tanti altri). Santificato il
29 giugno 1930 da Pio XI°, dottorato il 17 settembre 1931 da
Pio XI°.
Su ordine del papa, il 26 febbraio 1616 Galileo viene convocato dallo
spietato cardinale Roberto Bellarmino, già torturatore e
assassino di Giordano Bruno (e tanti altri). Il criminale Roberto
Bellarmino verrà beatificato, santificato e dottorato tre
secoli dopo da papa Pio XI° per ripicca contro l'agnostico
irrazionalista Benito Mussolini che si era rifiutato di abbattere il
monumento a Giordano Bruno a Roma. L'ingordo e bulimico Pio XI°
non si accontentava delle enormi regalie fattegli a spese dei
contribuenti italiani con i vergognosi patti lateranensi del 1929 dal
fascistissimo “uomo della provvidenza”
antidemocratica, antisocialista e anticomunista che finirà a
testa in giù a Piazzale Loreto.
I resti del criminale San Roberto Bellarmino sono oggi esibiti senza
vergogna dai gesuiti nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, con
l'epitaffio:
“La
mia spada sottomise gli spiriti superbi”. La sua
festa liturgica e onomastico è il 17 settembre. E
c'è anche un'inquietante preghiera dedicata a questo
torturatore ed assassino:
"O
Dio, che per il rinnovamento spirituale della Chiesa ci hai dato in San
Roberto Bellarmino vescovo un grande maestro e modello di
virtù cristiana, fa' che per sua intercessione possiamo
conservare sempre l'integrità di quella Fede a cui egli
dedicò tutta la sua vita".
Nel 1616 Bellarmino si limitò a proibire il “De
revolutionibus orbium coelestium” sostenendo che
“la dottrina
attribuita al Copernico, che la terra si muova intorno al sole e che il
sole stia nel centro del mondo senza muoversi da oriente ad occidente,
sia contraria alle Sacre Scritture, e non si possa difendere
né tenere.” imponendo a Galileo di
adeguarsi.
Ma poi, morti Bellarmino e papa Gregorio XV, diventa papa Maffeo
Barberini, Urbano VIII, da anni amico ed estimatore di Galileo.
Sembrava che tempi nuovi e promettenti si aprissero:
«risorge la speranza,
quella speranza che era ormai quasi del tutto sepolta. Siamo sul punto
di assistere al ritorno del prezioso sapere dal lungo esilio a cui era
stato costretto», scrisse Galileo al nipote del
papa. Ma s'ingannava. Nel 1632 Galileo pubblica il
“Dialogo sopra i due
massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”
e, nei confronti dei filosofi in libris non tiene certo la lingua a
freno.
“E
qual cosa è più vergognosa che’l sentir
nelle pubbliche dispute, mentre si tratta di conclusioni dimostrabili,
uscir un di traverso con un testo, e bene scritto in ogni altro
proposito, e con esso serrar la bocca all’avversario? Ma
quando pure voi vogliate continuare in questo modo di studiare,
deponete il nome di filosofi, e chiamatevi istorici o dottori di
memoria; chè non conviene che quelli che non filosofano mai,
si usurpino l’onorato titolo di filosofo. […]
Signor Simplicio, venite pure con le ragioni e con le
dimostrazioni, vostre o di Aristotile, e non con testi e nude
autorità, perché i discorsi nostri hanno a essere
intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta.”
Questo lo porterà diritto a processo davanti alla santa
inquisizione cattolica, che a Roma ha nome sant'offizio.
A sinistra l'originale
dell'umiliante abiura di Galileo. A destra il processo.
Un dramma che è possibile rivivere ancora oggi rileggendo il
testo originale della umiliante “abiura” che
Galileo a 70 anni e quasi cieco pronunciò in ginocchio su
una pietra, vestito del saio dei penitenti di fronte ai suoi aguzzini
cardinali inquisitori, rinnegando tutte le sue scoperte astronomiche
che sapeva essere verissime. Compresa anche l'esistenza delle macchie
solari.
Abiura che scandalizzò la comunità scientifica di
mezzo mondo.
E pur si muove...
“Io Galileo,
fìglio di Vincenzio Galilei di Fiorenza, dell'età
mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato
avanti di voi Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, in tutta la
Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali
Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali
tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e
con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che
tiene, predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma
perché da questo Sant'Offizio, per aver io, dopo d'essermi
stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente
dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e
che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si
muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia
modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo
d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla
Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto
l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta
efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato
giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver
tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la
terra non sia centro e che si muova. Pertanto volendo io levar dalla
mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente
sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non
fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie,
e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria
alla Santa Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai
più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali
per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se
conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo
denonziarò a questo Sant'Offizio, o vero all'Inquisitore o
Ordinario del luogo, dove mi trovarò. Giuro anco e prometto
d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono
state o mi saranno da questo Sant'Offizio imposte; e contravenendo ad
alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi
sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre
constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte
e promulgate. Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli,
che tocco con le proprie mani. Io Galileo Galilei sodetto ho
abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede
del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia
abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento
della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.
Io, Galileo Galilei ho
abiurato come di sopra, mano propria.”
Solo grazie a questa abiura Galileo evitò la tortura e il
rogo.
Solo grazie a questa abiura Galileo fu condannato
“solo” all’ergastolo in isolamento agli
arresti domiciliari in Arcetri (Firenze).
Originale del decreto di
sentenza di condanna contro Galileo.
La sentenza è lunga e noiosa. Per chi fosse interessato,
il testo è scaricabile da internet.
Noi rileviamo solo l'ultima parte, quella che stabilisce la pena.
"Ordiniamo che per
publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei.
Ti condaniamo al carcere formale in questo Sant'Offizio ad arbitrio
nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire
dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a
noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le
sodette pene e penitenze. E così diciamo,
pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo
e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo."
Su ordine del sant'offizio la sentenza e l'abiura venneo lette in tutte
le università dei paesi cattolici.
Grazie a Galileo, per separare il grano dal loglio, la
realtà dall'immaginazione, il principio di Archimede dal,
comunque bellissimo, mondo di Alice nel paese delle meraviglie,
disponiamo oggi di un setaccio.
Che non è un dogma dottrinale o un tabù tribale.
E' un setaccio che dai tempi di Galileo in poi funziona perfettamente a
separare i fischi dai fiaschi, le lucciole dalle lanterne,
ciò che è supportato da evidenze dalle
ciarlatanate, la filosofia naturale dalla filosofia delle chiacchiere
bufalose che il grande pisano Galileo definiva, con beffarda arguzia
toscana, “filosofia in libris”. Quella
filosofia-ciarlataneria del significato del significante significativo
che in una stanza buia che non esiste troverebbe il gatto nero che non
c'è. Il setaccio del metodo scientifico è
indispensabile, perchè, come dice il Galileo di Bertolt
Brecht:
"Compito della
scienza non è aprire una porta all'infinito sapere, ma porre
una barriera all'infinita ignoranza."
Con le sue eccezionali scoperte Galileo, dimostrando che teologie e
filosofie in libris erano ciarlatanate senza alcun legame con la
realtà, ha spazzato via per sempre la vecchia e patetica
gerarchia dei valori. E ciò
si evince citando cosa ne pensa in proposito uno dei più
grandi ed autorevoli leader religiosi del mondo. Per ora, senza
nominarlo, e omettendo dalle citazioni la sua religione.
"La mia fiducia nella
scienza poggia sulla convinzione che sia [la mia
religione]
sia il
pensiero scientifico tentino di comprendere la realtà
attraverso un'analisi critica: se la ricerca scientifica dovesse
dimostrare senza ombra di dubbio che alcune affermazioni del[la
mia religione]
sono
errate, dovremmo accettare questo fatto e abbandonarle."
"La
spiritualità deve essere arricchita dalla consapevolezza
delle scoperte scientifiche. Se ignorassimo i progressi della scienza,
la nostra pratica spirituale ne soffrirebbe notevolmente e potremmo
perfino diventare
preda del fondamentalismo. Ecco una delle ragioni per cui
incoraggio i miei fratelli [correligionari]
a studiare la scienza, in modo
da poter integrare le sue scoperte all'interno della visione del mondo [della
mia religione]
."
"Sia [la
mia religione]
sia la
scienza condividono la fondamentale attitudine a portare avanti una
ricerca volta ad appurare la verità attraverso mezzi
empirici e ad abbandonare antiche convinzioni e certezze."
"C'è un
detto, nella filosofia [della mia religione]
, secondo il quale sostenere un
punto di vista che contraddice la realtà scredita chi lo
porta avanti. Contraddire l'evidenza empirica è una colpa
ancora più grave."
Tutte queste citazioni sono opera, come dicevo, di uno dei
più grandi ed autorevoli leader religiosi del mondo.
Talmente autorevole da essere stimato anche da seguaci di molte altre
religioni, diverse dalla sua, ed anche da moltissimi non credenti in
alcuna superstizione. E cioè
Tenzin Gyatso, XIV° Dalaї Lama e premio Nobel per la Pace, e
sono contenute nel suo bellissimo libro
"L'abbraccio del mondo - Quando
scienza e spiritualità si incontrano". Libro
del quale vi consiglio: non crepate prima di averlo letto. Libro che si
può avere in prestito gratuito presso le biblioteche
civiche. Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita
(di non credente in nessuna superstizione) è stato
l'incontrare personalmente il Dalaї Lama, nel 1998 a Trento, anche se
solo per pochi minuti, in compagnia di miei
colleghi alpinisti di alta
quota.
Con le sue scoperte telescopiche Galileo ha fatto risorgere il mondo,
ponendo fine a 13 secoli di oscura ignoranza e bruta barbarie in cui la
spocchiosa, prepotente, violenta arroganza della stregoneria teocratica
monoteistico abramitica lo aveva fatto precipitare. Galileo, nella
logica del “meglio un asino vivo che un dottore
morto”, pur abiurando ciò che sapeva esser vero,
ha cancellato l'ordine precedente, mettendo al loro posto non solo la
Terra, la Luna, il Sole e i pianeti, ma soprattutto le filosofie in
libris e le teologie rispetto alla filosofia naturale.
La nuova scala dei valori.
Così come il Dalaї Lama riconosce, con onestà
intellettuale più unica che rara per un religioso, il ruolo
della filosofia naturale e della razionalità deve essere
preponderante su tutto il resto. Lungo un cammino difficile e tortuoso,
attraverso il Rinascimento e l'Illuminismo, la filosofia naturale e la
razionalita hanno partorito quei valori di libertà,
uguaglianza e fraternità che hanno portato a codificare
anche un'etica laica di gran lunga migliore, che, dal 10 dicembre 1948,
è contenuta nella Costituzione delle Costituzioni e
cioè nella
Dichiarazione Universale dei Diritti
dell'Uomo, dichiarazione che rappresenta
il
minimo comun denominatore di tutto ciò che chiamiamo
civiltà. Tutto ciò che
stà al di sotto
di questo minimo comun denominatore, tutto ciò che non
riconosce che tutti gli uomini nascono uguali e liberi, tutto
ciò che crea discriminazione, può e deve essere
considerato barbarie. Non a caso tale dichiarazione universale non
è mai stata sottoscritta da paesi particolarmente poco
civili, come Corea del Nord, Arabia Saudita e Vaticano. Ed è
ampiamente disattesa da paesi culturalmente particolarmente arretrati
che pur l'hanno solennemente sottoscritta, come Stati Uniti d'America,
Russia, Cina, India, Irlanda, Italia e Polonia.
Le teologie e le filosofie "in libris" sono oggi accettabili solo ed
esclusivamente se conformi alla filosofia naturale e alla
Dichiarazione Universale dei Diritti
dell'Uomo.
Occorre pertanto aggiornare la famosa frase di Voltaire:
“Non condivido la tua
idea,
ma sono pronto a morire
affinchè tu
la possa affermare.”
Ai tempi di Voltaire, dominati dall'assolutismo totalitario, aveva un
senso rivoluzionario, ma oggi tale frase appare anacronistica, per non
dire stupidamente reazionaria. Chi sarebbe disposto a morire
affinchè un nazifascista possa affermare che gli ebrei, i
neri, le donne e gli omosessuali sono esseri inferiori ed è
giusto che siano discriminati? Occorre quindi ammodernare al
XXI° secolo la frase di Voltaire, come segue:
"Non
condivido la tua idea,
ma sono pronto a morire
affinchè tu la possa affermare,
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SE
tale idea è conforme alla
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo."
(Bruno Moretti Turri, 1980)
Perchè:
"La tolleranza
illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se
estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono
intolleranti, se non
siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli
attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la
tolleranza con essi. In questa formulazione, io non
implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le
manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo
contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto
controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe
certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il
diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza;
perché può facilmente avvenire che esse non siano
disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione
razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono
vietare ai loro seguaci di prestare ascolto
all’argomentazione razionale, perché considerata
ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con
l’uso della violenza. Dovremmo
quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli
intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni
movimento che predica l’intolleranza si pone fuori legge e
dovremmo considerare come crimini l’incitamento
all’intolleranza e alla persecuzione, allo stesso modo che
consideriamo un crimine l’incitamento
all’assassinio, al ratto o al ripristino del commercio degli
schiavi."
Karl Raimund Popper, La
società aperta e i suoi nemici (The Open Society and Its
Enemies), 1945
Namastè.
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