Audiovideo della conferenza

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Quando si parla della condanna di Galileo da parte della santa inquisizione cattolica nel 1633, a livello popolare è diffusa l'idea che essa sia dovuta solo alla sua scelta copernicana. Ma ciò è una grande semplificazione perchè la condanna era avvenuta anche per molti altri motivi che rendevano l'attività scientifica di Galileo un gravissimo attacco allo status quo religioso, politico e filosofico dell'epoca e soprattutto al prepotente potere totalitario e assolutista della chiesa cattolica. L'analisi dei motivi che hanno portato alla condanna di Giordano Bruno prima e di Galileo poi e le loro conseguenze, filosoficamente rivoluzionarie, è l'oggetto di questa conferenza.

Iniziamo ad analizzare la situazione storica. Come giustamente sostenuto da Corrado Augias e da tanti altri studiosi laici, il cristianesimo di matrice romana non è stato fondato da Gesù, ma è stato inventato dall'ebreo fariseo romanizzato Saulo o Paolo di Tarso (detto san Paolo), il quale non ha mai conosciuto personalmente Gesù di Nazareth, anche se gli era parzialmente contemporaneo, essendo nato tra il 5 e il 10 d.C. e morto intorno al 65 d.C., cioè essendo vissuto PRIMA che i Vangeli, sia canonici che apocrifi, venissero scritti. A partire da Paolo di Tarso il cristianesimo di matrice romana si è scontrato con chiunque fosse non in linea rispetto alla sua dottrina, a cominciare dalle comunità cristiane di matrice giudaica (in primis quelle di san Pietro e san Giacomo, quest'ultimo fratello di Gesù) sulle questioni del rispetto delle disposizioni bibliche sul cibo kosher (cioè la proibizione a mangiare maiali, conigli e lepri, considerati animali immondi) e dell'obbligatorietà del rinnovo del patto con YHWH Yahvè sancito dalla circoncisione maschile prescritta obbligatoria dalla Bibbia nel Levitico e alla quale era stato sottoposto anche Gesù. Forse qualcuno ricorderà che fino a poco tempo fa nel calendario cattolico il primo gennaio era la festa della "circoncisione di N.S. Gesù Cristo".

   

La circoncisione consiste nel taglio e asportazione del prepuzio dell'organo genitale maschile, facile da praticare su infanti nati da pochi giorni incapaci di difendersi e assai problematica da imporre a uomini adulti. Obbligatorietà abolita con decisione autoritaria unilaterale da Paolo di Tarso per i cosiddetti gentili, cioè per i cristiani non giudei. Scelta definita eretica e blasfema dai cristiani di matrice giudaica. Grandi scontri anche sulla iconoclastia, cioè la proibizione ad adorare immagini, simulacri, santini o statue, come gli idolatri, sancita dalla Bibbia (ricordate Mosè e il vitello d'oro?) e ancora oggi tabù per rabbini e musulmani. Seguono gli scontri con tutti i cristiani non in linea con i dogmi dottrinari imposti dal cristianesimo romano, definiti eretici e scomunicati:
* cristiani giudei (cibo kosher, circoncisione, iconoclastia)
* cristiani ariani (Gesù subordinato al Padre)
* cristiani adozionisti (Gesù figlio adottivo del Padre)
* cristiani monofisiti (Gesù è solo Dio, non uomo)
* cristiani gnostici (negano morte in croce e resurrezione)
Oltre che, ovviamente, gli scontri con i politeisti, definiti pagani, atei e infedeli.

Dall'Editto di Teodosio I°, che impone il cattolicesimo come unica religione obbligatoria di Stato, in poi, il cristianesimo romano si diffonde in Europa con la forza della spada, non certo per le sue cosiddette idee d'amore universale, come sostenuto da certa prosopopea agiografica. Afferma l'Editto di Teodisio: “Noi vogliamo che tutti i popoli governati dalla clemenza nostra seguano la religione che il santo apostolo Pietro rivelò ai Romani e che il pontefice Damaso e il Vescovo Pietro d’Alessandria professano. Noi crediamo che il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo formino un sola divinità sotto un’eguale maestà e una pia trinità. Pertanto ordiniamo che tutti quelli che seguono questa fede si chiamino Cristiani Cattolici, e, poiché crediamo che gli altri siano dementi e insani, vogliamo che essi subiscano l’onta dell’eresia e che i loro conciliaboli non abbiamo più il nome di chiese. Oltre la condanna della divina giustizia, essi riceveranno le severe pene che la nostra autorità, guidata dalla celeste sapienza, vorrà infliggere loro.” Dall'Editto di Teodosio in poi iniziano le persecuzioni cattoliche nei confronti di politeisti e cristiani eretici, le conversioni forzate pena la tortura e la morte, lo sterminio di sacerdoti e sacerdotesse pagani e la distruzione dei templi. Interessante sul piano storico è comunque notare che la confessione cattolica dei peccati, fino ad allora pubblica, fu resa segreta proprio sotto Teodosio, quando una donna, dinanzi a migliaia di fedeli, si autoaccusò d'essere andata a letto il giorno prima col sacerdote che la stava in quel momento confessando. ;-)

 
A sinistra: eretico impalato. A destra: rogo di eretici.

È anche interessante notare ironicamente che tutte queste persecuzioni, torture e assassinii  venivano commessi nel nome di colui che ci ha lasciato gli immortali insegnamenti:

“Ama il prossimo tuo come te stesso”

e
“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”


Immortali insegnamenti che in oriente erano stati dettati 5 secoli prima da Siddharta Gautama Śākyamuni, il Buddha. Insegnamenti di Gesù che però sono contenuti nei Vangeli, che il fariseo Paolo di Tarso non conosceva perchè sono stati scritti dopo la sua morte. Anche Gesù di Nazareth era stato torturato e assassinato come eretico della religione ebraica per volere dei grandi sacerdoti.
Gesù non è stato crocifisso dagli ebrei, ma dai grandi sacerdoti giudei con l'indispensabile complicità dei loro padroni romani.

 
A sinistra: tortura della “sedia della santa inquisizione”, in ferro con aculei dappertutto e cinghie da stringere per farli sadicamente penetrare fino all'osso. A destra il logo della santa inquisizione cattolica.

Nel 1184 al concilio di Verona papa Lucio III° e l'imperatore Federico Barbarossa creano il tribunale della santa inquisizione, uno dei più grandi e feroci gruppi terroristici di delinquenza di Stato della storia umana. A destra sopra vediamo il simbolo, il logo della santa inquisizione. Che non è mai stata abolita dal Vaticano. Le hanno solo cambiato il nome edulcorandolo in “sacra congregazione per la dottrina della fede”. Così come le carceri adesso si chiamano "case circondariali" e gli spazzini "operatori ecologici".

Dal VII° secolo – Espansionismo islàmico
XI°/XII° secolo – Lotte per le investiture
Dal 1054 – Grande Scisma d'Oriente
XI°/XIII° secolo – Crociate
1309/1377 – Esilio del papato ad Avignone
1378/1417 – Scisma d'Occidente Avignone/Roma
1453 – Maometto II° distrugge Costantinopoli
1517 – Riforma cristiana protestante

Dopo gli anni dei trionfi in base al principio: “se si converte il re, si devono convertire tutti, pena la morte”, è cominciato il declino. Prima da sud con l'espansionismo del concorrente monoteismo islamico e in Europa con le sanguinosissime lotte per le investiture che oppongono le pretese di supremazia temporale del papato a quelle dei regnanti “per volontà di Dio e con la benedizione del papa”. Contemporaneamente da est arriva il Grande Scisma d'Oriente, in cui i cristiani ortodossi imboccheranno una strada alternativa al papato, portandogli via tutto l'oriente cristiano. Nel 1453 Costantinopoli, l'antica Bisanzio, capitale del sacro romano impero cristiano d'oriente, viene distrutta e assogettata all'islàm da Maometto II°. L'ultima mazzata arriva da nord, con la riforma cristiana protestante che nel 1517 porterà via più di mezza Europa al potere papale. Ovviamente il totalitario e assoluto potere papista si sentiva assediato nel suo ruolo di depositario dell'unica verità assoluta dell'unica religione vera dell'unico e trino dio vero e intensificava la lotta contro le eresie.

"È un’eresia insegnare e credere che bruciare gli eretici
è contrario alla volontà dello Spirito Santo."
Leone X°, papa dal 1513 al 1521

"Inferno cristiano: fuoco. Inferno pagano: fuoco.
Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fiamme.
A credere alle religioni, Dio è un rosticciere."
Victor Hugo

Analizziamo ora qual'era la indiscutibile gerarchia dei valori alla quale era assoggettato il mondo sotto dominio cattolico ai tempi di Giordano Bruno e di Galileo. Gerarchia indiscutibile pena i tormenti, la tortura e l'assassinio sul rogo.


La piramide gerarchica ai tempi di Giordano Bruno e Galileo.

Questa gerarchia vedeva “über alles in der Welt”, "al di sopra di tutto nel mondo" e, quindi, al vertice della piramide, la teologia del cristianesimo paolinista romano come interpretata dal potere papale.

   
Gott mit uns = Dio è con noi. A sinistra Adolf Hitler, a destra Joseph Alois Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI° e in mezzo la fibbia della cintura degli assassini delle SS al comando dei cattolici astemi e vegetariani Adolf Hitler e Heinrich Himmler.

Über alles in der Welt” è un'allusione voluta all’inno nazista “Deutschland Deutschland über alles in der Welt”, cioè "Germania Germania al di sopra di tutto nel mondo", tanto caro ai cattolici dichiarati, nonchè astemi e vegetariani, Adolf Hitler e Heinrinch Himmler.
Al di sotto della teologia, la sua ancilla, la sua serva e sguattera, la filosofia. È da rilevare che filosofia in greco si dice φιλοσοφία, filosofia e deriva da φιλεĩν, filèin, amare e σοφία, sofìa, sapienza, cioè significa "amore per la sapienza". La filosofia, ancilla theologiæ, era accettabile solo se in accordo con la teologia, altrimenti era considerata eretica con tutte le violenti e assassine conseguenze del caso. Ma non tutta la filosofia era sullo stesso piano.
Al livello più alto vi era la filosofia definita sarcasticamente da Galileo “in libris” perchè filosofava basandosi, oltre che sulle cosiddette sacre scritture, su dei testi considerati indiscutibili, in particolare i testi aristotelici e tolemaici che, pur scritti da politeisti, erano in completo accordo con i dogmi del cristianesimo paolino romano.
Al livello più basso e negletto vi era la filosofia della natura e quindi la fisica, la matematica, la logica matematica, la chimica, che allora si chiamava alchimia, e tutte le conoscenze basate sull'osservazione della realtà naturale. La filosofia della natura era accettabile solo se in accordo con la filosofia “in libris”, la quale doveva essere in accordo con la teologia, altrimenti era considerata eretica con tutte le brute e assassine conseguenze del caso.

Per la filosofia aristotelica il mondo era rigidamente diviso in cælum e terra. Il cælum, il cielo era ritenuto divino e dominio di divinità, quindi incorruttibile, eterno, non soggetto a cambiamenti ed assolutamente perfetto. Mentre la Terra, al contrario, era ritenuta bassa valle di lacrime e peccato, soggetta, per i cattolici a causa del peccato originale, a corruzione, a cambiamenti (nascita, vita, malattia, morte) e imperfezioni.

In primis, il teorema aristotelico del cælum aveva nell'astronomia aristotelica e tolemaica postulato il fatto che i corpi celesti sono incastonati in perfette sfere di cristallo concentriche alla Terra, immobile al centro dell'universo.

 

In tale universo, come in una cipolla o in una bambola russa tipo matrioska, la Terra era immaginata racchiusa al centro di sfere di cristallo sulle quali erano incastonati Luna, Sole, pianeti e stelle. Queste sfere di cristallo si ritenevano solo TOT km sopra le nuvole più alte.

Il secondo postulato dice che le orbite dei corpi celesti possono essere solo circonferenze perfette. È da rilevare che, per un matematico scevro da pregiudizi e tabù, la circonferenza è un particolare caso di sezione conica, quella dell'ellisse ad eccentricità uguale a zero, cioè dell'ellisse con i due fuochi F1 ed F2 coincidenti. Ma ciò era inaccettabile ai teologi e ai filosofi in libris perchè l'ellisse era considerata un'imperfezione.

   
Il sistema tolemaico degli epicicli e dei deferenti. A destra il moto retrogrado di Marte.

Questa storia per cui per dogma le orbite dei corpi celesti possono essere solo circonferenze perfette aveva costretto l'astronomo politeista Claudio Tolomeo ad arrampicarsi sugli specchi per cercar di piegare le realtà osservative ai pregiudizi-tabù aristotelici, escogitando un complicatissimo sistema di epicicli e deferenti per dare conto del moto talvolta retrogrado dei pianeti. Per Tolomeo e i suoi collaboratori un compito ciclopico e masochistico di lavoro di calcolo in un'epoca senza calcolatrici, senza zero e utilizzando i numeri romani. Se non ci credete, non dovete fare altro che provare ad eseguire a mano questa semplice operazione con i numeri romani.

MMMCMLXXXVII : MMCMXLIV = ........

Poi mi farete sapere quante ore, o quante decine di ore, ci avete messo.

Il terzo postulato afferma che i corpi celesti possono essere solo sfere assolutamente perfette (escludendo quindi la possibilità di esistenza di crateri e montagne sulla Luna ed escludendo la possibilità di esistenza di macchie sul Sole, tutte imperfezioni impossibili in cielo. Il Sole non poteva avere i nei come un brutovespa qualunque). È da rilevare che la sfera “perfetta” tra virgolette e il cerchio “perfetto” tra virgolette, sono delle astrazioni, molto utili per fare dei calcoli geometrici, ma non esistenti in natura. Anche la molecola del carbonio 60, il famoso fullerene, non è una sfera “perfetta”!

Il quarto postulato afferma che nessun cambiamento avviene mai nell'eterno cielo. Difatti le comete erano considerate un fenomeno meteorologico, sublunare, quindi terrestre, non celeste, ed è anche per quello che venivano considerate infauste. Il quarto postulato esclude anche la possibilità di apparizione di stelle novæ o di stelle supernovæ nella divina sfera delle stelle fisse. Difatti nel 1054, nel pieno dell'oscurantismo papista medioevale che sosteneva che non c'era nulla da scoprire perchè tutto era già contenuto nelle cosiddette sacre scritture, oscurantismo che aveva precipitato il mondo nell'ignoranza e nella barbarie,


Il buco nero dell'oscurantismo monoteista abramitico nella cultura occidentale.

era apparsa una supernova eccezionale nella costellazione del Toro, che fu visibile, ovviamente ad occhio nudo, per ben 23 giorni in pieno giorno e per 653 giorni di notte.

 
SN 1054, la supernova del 1054, magnitudo max > -6,0 (superiore alla -4,4 di Venere),
oggi nebulosa M1 Tauri, distante 6.300 anni luce.


Oggi ne possiamo vedere i resti nella nebulosa M1, la celeberrima Crab Nebula, la Nebulosa del Granchio. La supernova fu rilevata dagli astronomi di paesi esenti, illibati dai tabù aristotelici-tolemaici-papalini, e i conseguenti rischi per la pelle, come i cinesi in Asia e i Mimbres e gli Anasazi in America. In Europa astronomi e villani fecero tutti finta di non vederla. Non poteva esistere, ergo "io non vedo, io non sento, io non parlo". Inutile correre dei rischi per la propria salute... È con questi antecedenti ed in questa atmosfera che nel 1543 salta fuori il Copernico con la sua storia che la Terra non è al centro dell'universo e che è la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa. Un'immensa rivoluzione che significava dare degli asini a tutti i filosofi in libris e a tutti i “santissimi” teologi. In primis il papa, quello che ha in cielo il proprio vicario.


Αρίσταρχος ο Σάμιος, Aristarco di Samo (310-230 a.e.v.)

L'ipotesi eliocentrica era stata avanzata per la prima volta dall'astronomo greco Aristarco di Samo nel 290 avanti l'era volgare, cioè nel 290 avanti Cristo, e anche ai suoi tempi fu accusato da alcuni di empietà. Ma l'obiezione che gli mossero i suoi contemporanei colti, fu scientifica e non ideologica o religiosa: si chiesero per quale motivo le stelle fisse non modificassero la propria posizione sulla volta celeste nel corso dell'anno, come invece avrebbero dovuto fare se la Terra fosse stata in movimento.

  
Schema della parallasse trigonometrica stellare e dimostrazione della "parallasse del dito".

Archimede da Siracusa, nell' "Arenario" riporta che Aristarco superò l'obiezione ipotizzando che la distanza tra la Terra e le stelle fisse fosse infinitamente maggiore del raggio dell'orbita annuale terrestre, e in effetti è tanto maggiore da evitare ogni effetto di parallasse misurabile con gli strumenti dell'epoca. La parallasse trigonometrica è il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione. La verifica più semplice della parallasse trigonometrica è la seguente: stendete il braccio davanti a voi con il dito indice alzato e a turno veloce tenete un occhio chiuso e l'altro aperto. Vedrete il dito spostarsi rispetto allo sfondo. La prima misura di parallasse stellare fu fatta nel 1838 dall'astronomo tedesco Friedrich Wilhelm Bessel sulla stella 61 Cygni, distante 11,4 anni luce, prima stella, dopo il Sole, della quale è stata misurata la distanza. Il pensiero di Aristarco di Samo era in anticipo di “solo” tra virgolette 21 secoli, 2128 anni. L'ipotesi di Aristarco ebbe poco seguito e fu poi violentemente rigettata dal dogmatico aristotelico Claudio Tolomeo 4 secoli dopo.

 
A sinistra Mikołaj Kopernik, Niccolò Copernico (1473-1543). A destra il “De revolutionibus orbium cœlestium” edizione 1543.

La teoria eliocentrica era poi stata elaborata dall'astronomo e canonico polacco Niccolò Copernico, che, da bravo ecclesiastico cattolico di alto rango, laureato a Padova, conosceva bene i suoi polli, e infatti, tenuto al rigido celibato ecclesiastico, furbescamente manteneva incontri e rapporti clandestini con l'amante e altrettanto furbescamente ritardò per oltre trent'anni la pubblicazione del suo “De revolutionibus orbium cœlestium”, “Delle rivoluzioni dei mondi celesti”, fino al 1543, cioè all'età di 70 anni, quando già stava per tirare le cuoia e la santa inquisizione non poteva più arrostirlo come eretico. Vuole la leggenda che Copernico, a letto morente, abbia ricevuto la prima copia del suo libro il giorno in cui sarebbe defunto.


Il filosofo Filippo Bruno (1548-1600).
Cambierà il nome in Giordano come imposto dalle regole monastiche.


Uno dei primi copernicani è stato Giordano Bruno, che nel 1583 terrà lezioni  sul copernicanesimo in Inghilterra, all'Università di Oxford. Scandalizzando gli anglicani. L'arcivescovo di Canterbury, Georg Abbot, che fu presente alle lezioni di Bruno, dirà di lui «quell'omiciattolo italiano [...] intraprese il tentativo, tra moltissime altre cose, di far stare in piedi l'opinione di Copernico, per cui la terra gira e i cieli stanno fermi; mentre in realtà era la sua testa che girava e il suo cervello che non stava fermo». Ma Giordano Bruno va molto oltre Copernico, buttando via le sfere di cristallo e sostenendo l'assenza di un centro nell'universo che è infinito, che le stelle sono soli lontanissimi, che infiniti sono i mondi che girano attorno alle stelle e molti di questi mondi sono abitati. Questo 411 anni prima della scoperta, nel 1995, del primo pianeta extrasolare, 51 Pegasi b. Il grande filosofo Giordano Bruno, ancora oggi, non a caso, è simbolo mondiale del libero pensiero. Anche se è più conosciuto all'estero, che non in Italia. Il solito “nemo propheta acceptus est in patria sua” del Vangelo di Luca, capitolo 4, versetto 24, affermato da Yehoshua ben Yosef, nome originale poi italianizzato in Gesù di Giuseppe. Incarcerato e torturato per 8 anni dalla santa inquisizione cattolica, Giordano Bruno riceverà dai santi cardinali la condanna a morte con queste beffarde, immortali parole:

«Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam»
«Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla»



Dopo aver sdegnosamente rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio 1600, con la lingua serrata da una morsa perché non possa parlare, muore bruciato sul rogo una delle più grandi menti del passato millennio.

    

Dal 9 giugno 1889 s'innalza in Campo de' Fiori a Roma, sul luogo del rogo, il monumento a Giordano Bruno, opera dello scultore massone Ettore Ferrari a imperitura vergogna dei cardinali suoi torturatori e assassini, in primis san, e sottolineo san, Roberto Bellarmino, del quale parleremo poi.

Nel 1604, a soli 4 anni dal rogo di Giordano Bruno, Galileo si trova tra capo e collo il primo capitolo dei suoi 38 anni di guai con la santa inquisizione cattolica, su denuncia di Silvestro Pagnoni e Giulia Ammannati (sciagurata madre di Galileo, da lui mantenuta, ma mai sazia di denaro) perchè:
1°) compila oroscopi (credenza considerata ancora oggi incompatibile con il I° Comandamento). Le credenze assolutiste non ammettono concorrenza, nè attentati alla loro fetta di mercato del credo. Anche se oggi oroscopi, fiori di back, yoga, ayurveda, reiki, gatti neri, cornetti e ferri di cavallo, ecc. sono quasi tollerati onde non scomunicare almeno il 50% dei credenti, restano incompatibili con la dottrina cattolica. E' da sottolineare che Galileo compilava oroscopi e se li faceva pagare dai fessi creduloni, per arrotondare le sue entrate onde poter mantenere, oltre alla sua DICO/PACS famiglia di fatto, anche l'ingrata madre (denunciante) e il fratello Michelangelo Galilei.
2°) non frequenta la messa. Accusa pesante.
3°) legge libri proibiti. Cioè eretici. Accusa pesantissima.
4°) convive more uxorio (cioè come marito e moglie) in rapporto di pubblico concubinaggio con una donna popolana, Marina Gamba. In un mondo integralista che ritiene accettabili i rapporti sessuali solo ed esclusivamente all'interno del matrimonio cattolico, questo è un peccato gravissimo: il peccato di fornicazione. Infatti ancora oggi la chiesa cattolica si batte contro la libertà di divorzio e per la discriminazione delle coppie di fatto. Se potesse, discriminerebbe anche le coppie sposate in comune, sottoposte ad ostracismo sociale nel secolo scorso fino al 12 maggio 1974, data della storica vittoria laica al referendum sul divorzio. Ricordiamo che le coppie sposate in comune sono comunque scomunicate.
5°) ha avuto due figlie “bastarde” nate dall'unione peccaminosa con Marina Gamba: Virginia, nel 1600 e Livia, nel 1601. Figlie che saranno costrette dal padre naturale Galileo ad entrare ambedue in convento all'età di 12 e 13 anni nel 1613 e daranno i voti al compimento del 16° anno di età. La figlia Livia odierà sempre questa imposizione paterna, mentre Virginia si rassegnerà.
Su questo punto numero 5 occorre fare due riflessioni. In primis sul fatto che solo negli ultimi mesi della passata legislatura il parlamento della repubblica italiana ha approvato l'equiparazione di tutti i bambini, abolendo la plurimillenaria, vergognosa differenza tra ba-mbini e ba-stardi. In secundis occorre far notare a chi spara zikikkate affermando, strumentalmente ai suoi fini propagandistico-agiografici, che il bravo cattolico “divin uomo” Galileo ha consacrato due figlie alla chiesa, che all'epoca due bambine bastarde avevano fondalmentalmente quasi solo due possibilità: o il lupanare, cioè il bordello, dove essere trattate come bestie da monta e oggetto di divertimento sessuale, crepando giovani di aborti indotti dalle mammane e malattie veneree, soluzione inaccettabile per le figlie di un docente universitario, o il convento. Convento nel quale, da bastarde e quindi suore di serie B, andare a far le sguattere alle suore di serie A, cioè alle nobili messe in convento per non ereditare.
Comunque, grazie alle conoscenze nobiliari ed ecclesiastiche di Galileo, questa prima denuncia venne archiviata.

 
Disegno originale dal “De stella nova in pede Serpentarii” di (a destra) Johannes Kepler (1571-1630)
della “stella nova” (distanza 20.000 anni luce) del 1604 in Ophiuchus indicata dalla
N blu.

Ma nell'autunno dello stesso anno 1604 una bomba filosofica esplode in cielo nella costellazione dell'Ophiuchus, sotto forma di stella nova visibile, ovviamente ad occhio nudo, per 18 mesi, un anno e mezzo. Non siamo più nel medioevo e la gente non fa più finta di non vederla come nel 1054. Teologi e filosofi "in libris" si precipitano a definire il fenomeno come meteorologico. Nessun cambiamento può avvenire in cielo nella sfera di cristallo delle cosiddette “stelle fisse”. Galileo sapeva utilizzare gli strumenti allora disponibili per determinare la distanza angolare fra le stelle. Si ritiene che avesse eseguito misure sufficienti a stabilire che la stella “nova” non si spostava rispetto alle altre come le comete, ergo, sostenne Galileo, non poteva essere un fenomeno meteorologico tra la Terra e la sfera di cristallo della Luna, ma una vera e propria nuova stella. La conclusione poggiava la propria forza su procedure osservative ed entrava immediatamente in conflitto con il dogma-tabù secondo il quale i corpi celesti non subissero mutazione alcuna. Questa presa di posizione scatenò violente dispute a Padova. Le opinioni di Galileo furono aspramente criticate da filosofi “in libris” ed ecclesiastici.
Ma risulta che anche questa volta il nostro simpatico toscanaccio la fece franca.


Un perspicillum, un canna-occhiale di Galileo.
Si ritiene che il modello migliore avesse massimo 30 ingrandimenti.


Nel 1609, Galileo viene a conoscenza dell'invenzione del perspicillum, ne costruisce uno e, per la prima volta, punta il suo canna-occhiale, non in orizzontale durante il giorno per guardare il paesaggio, ma in alto, di notte verso il cielo stellato e dà inizio al processo di radicale evoluzione della nostra weltanschauung, cioè della nostra visione del mondo e dell'universo.



Tutto inizia a cambiare il 30 novembre 1609 quando Galileo punta il suo strumento verso quella tenue striscia nebulosa che attraversa il cielo stellato detta Via Lattea e scopre, con immaginabile enorme stupore che, a dispetto del nome Via Lattea, non è uno schizzo di latte sfuggito dal seno della dea Era, la latina Giunone, come sostenevano gli antichi,


Via Lattea dalla Sagitta ad eta η Carinæ.
Astrofotografia a largo campo di Marco Lorenzi.


ma che essa è costituita da migliaia di stelle, non risolvibili ad occhio nudo, ma che si rendono perfettamente evidenti alla visione telescopica. Nel marzo del 1610 Galileo pubblica il “Sidereus nuncius”, dove annuncia le sue straordinarie osservazioni e le sue prime scoperte telescopiche. Dalla composizione stellare della Via Lattea


 


alla intollerabilmente rivoluzionaria scoperta di quattro stelle “fisse” tra virgolette che si muovono, orbitando attorno a Giove. Che oggi sono i satelliti galileiani Io, Europa, Ganimede e Callisto. Ma le osservazioni telescopiche proseguono e le scoperte non si fermano qui. Dovete sapere che per non incorrere nelle violente ire dei terroristi della santa inquisizione, tra persone colte le notizie delicate venivano trasmesse utilizzando furbescamente degli anagrammi.

Nel dicembre 1610, Galileo invia un delicatissimo anagramma a Giuliano de' Medici e all'astronomo e matematico cristiano protestante (ahiahiahi, protestante) Keplero che rivoluzionerà l'intero universo:
"Haec immatura a me iam frustra leguntur oy" cioè "Leggo invano queste cose, non ancora mature".


Le fasi di Venere: "Cynthiæ figuras æmulatur mater amorum".

Un mese dopo Galileo svela la soluzione dell'anagramma:
"Cynthiæ figuras æmulatur mater amorum"
cioè "La madre degli amori (Venere) emula le figure di Cinzia (nome arcaico della Luna)".
Annunciando così la scoperta delle fasi di Venere.
Curiosamente la soluzione di Keplero dell'anagramma galileiano è:
“Macula rufa in iove est gyratur mathem”
cioè  “Una macchia rossa in Giove gira matematicamente”.
Guarda un po' che coincidenza, Giove ha, in effetti, una grande macchia rossa che gira in modo regolare, quindi "matematico", ma questa macchia rossa non sarebbe stata scoperta fino al 1885, quasi tre secoli dopo, con telescopi molto più perfezionati di quelli del 1610.


Le fasi di Venere disegnate da Galileo.

Ma è “Cynthiæ figuras æmulatur mater amorum” la “smoking gun”, la prova provata, con le fasi di Venere, dell'eliocentrismo copernicano. Nulla sarà mai più come prima. Ed è con questa "smocking gun", con questa “pistola fumante” aristarco-copernicana in mano, la scoperta delle fasi di Venere, che il toscanaccio Galileo si toglie qualche sassolino dalle scarpe contro i suoi detrattori, come in questa lettera a Benedetto Castelli: «Adunque non sapete [...] che a convincere gl’ostinati, e non curanti altro che un vano applauso dello stupidissimo e stolidissimo volgo, non basterebbe il testimonio delle medesime stelle, che sciese in terra parlassero di se stesse? […] Dell’avanzarsi nell’opinione popolare, o del guadagnarsi l’assenso dei filosofi “in libris”, lasciamone il desiderio e la speranza.» E in quest'altra lettera a Giuliano de' Medici: «Venere necessariisimamente si volge intorno al Sole, come anco Mercurio e tutti li altri pianeti, cosa ben creduta da i Pittagorici, Copernico, Keplero e me, ma non sensatamente provata, come ora in Venere e Mercurio. Avranno dunque il Sig. Keplero e gli altri Copernicani da gloriarsi di aver creduto e filosofato bene, se bene ci è toccato, e ci è per toccare ancora, ad esser reputati dall’universalità de i filosofi “in libris” per poco intendenti e poco meno che stolti.»


Qui sopra vediamo lo schema delle varie fasi di Venere viste dalla Terra.
È evidente che Venere gira intorno al Sole e non intorno alla Terra.



Le fasi tra virgolette "lunari" della dea madre degli amori erotici
sono splendidamente illustrate in questo collage fotografico al telescopio.


Ma non è finita. Rimaneva da distruggere il dogma-tabù dei corpi celesti sfere assolutamente perfette.

        
Galileo guarda la Luna e scopre crateri, montagne, valli, pianure e canyon. E li disegna.



Poi volge il suo strumento verso il Sole e intelligentemente non lo guarda direttamente, cosa che gli avrebbe bruciato l'occhio in una frazione di secondo, ma lo osserva per proiezione, mettendo un foglio di carta dietro l'oculare, perpendicolarmente all'asse ottico.

   

Scopre le macchie solari e che il Sole gira su sè stesso. C'è da rilevare che quando sono presenti grossi gruppi di macchie solari, essi sono visibili ad occhio nudo quando il Sole è rosso e molto basso sull'orizzonte, offendendo poco la vista. I primi a vedere le macchie solari e a prenderne nota sono stati i cinesi, mille anni prima di Galileo, ancora una volta astronomi di paesi esenti e illibati dai tabù aristotelici-tolemaici-papalini e i conseguenti rischi per la salute fisica.
Galileo, testardo come un mulo ed entusiasta come un ragazzino al primo bacio, non si limita a scrivere e a pubblicare. Convoca amici, filosofi e financo cardinali e mostra loro la Via Lattea, le "stelle medicee" che girano intorno a Giove, le fasi di Venere, i crateri e le montagne della Luna e che il Sole gira su se stesso e ha pure i nei come un brutovespa qualsiasi. Era troppo.


Il cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621) gesuita, santo e dottore della chiesa cattolica, torturatore e assassino di Giordano Bruno (e tanti, tanti altri). Santificato il 29 giugno 1930 da Pio XI°, dottorato il 17 settembre 1931 da Pio XI°.

Su ordine del papa, il 26 febbraio 1616 Galileo viene convocato dallo spietato cardinale Roberto Bellarmino, già torturatore e assassino di Giordano Bruno (e tanti altri). Il criminale Roberto Bellarmino verrà beatificato, santificato e dottorato tre secoli dopo da papa Pio XI° per ripicca contro l'agnostico irrazionalista Benito Mussolini che si era rifiutato di abbattere il monumento a Giordano Bruno a Roma. L'ingordo e bulimico Pio XI° non si accontentava delle enormi regalie fattegli a spese dei contribuenti italiani con i vergognosi patti lateranensi del 1929 dal fascistissimo “uomo della provvidenza” antidemocratica, antisocialista e anticomunista che finirà a testa in giù a Piazzale Loreto.



I resti del criminale San Roberto Bellarmino sono oggi esibiti senza vergogna dai gesuiti nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, con l'epitaffio: “La mia spada sottomise gli spiriti superbi”. La sua festa liturgica e onomastico è il 17 settembre. E c'è anche un'inquietante preghiera dedicata a questo torturatore ed assassino: "O Dio, che per il rinnovamento spirituale della Chiesa ci hai dato in San Roberto Bellarmino vescovo un grande maestro e modello di virtù cristiana, fa' che per sua intercessione possiamo conservare sempre l'integrità di quella Fede a cui egli dedicò tutta la sua vita".
Nel 1616 Bellarmino si limitò a proibire il “De revolutionibus orbium coelestium” sostenendo che “la dottrina attribuita al Copernico, che la terra si muova intorno al sole e che il sole stia nel centro del mondo senza muoversi da oriente ad occidente, sia contraria alle Sacre Scritture, e non si possa difendere né tenere.” imponendo a Galileo di adeguarsi.

Ma poi, morti Bellarmino e papa Gregorio XV, diventa papa Maffeo Barberini, Urbano VIII, da anni amico ed estimatore di Galileo. Sembrava che tempi nuovi e promettenti si aprissero: «risorge la speranza, quella speranza che era ormai quasi del tutto sepolta. Siamo sul punto di assistere al ritorno del prezioso sapere dal lungo esilio a cui era stato costretto», scrisse Galileo al nipote del papa. Ma s'ingannava. Nel 1632 Galileo pubblica il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano” e, nei confronti dei filosofi in libris non tiene certo la lingua a freno. “E qual cosa è più vergognosa che’l sentir nelle pubbliche dispute, mentre si tratta di conclusioni dimostrabili, uscir un di traverso con un testo, e bene scritto in ogni altro proposito, e con esso serrar la bocca all’avversario? Ma quando pure voi vogliate continuare in questo modo di studiare, deponete il nome di filosofi, e chiamatevi istorici o dottori di memoria; chè non conviene che quelli che non filosofano mai, si usurpino l’onorato titolo di filosofo. […]  Signor Simplicio, venite pure con le ragioni e con le dimostrazioni, vostre o di Aristotile, e non con testi e nude autorità, perché i discorsi nostri hanno a essere intorno  al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta.
Questo lo porterà diritto a processo davanti alla santa inquisizione cattolica, che a Roma ha nome sant'offizio.

   
A sinistra l'originale dell'umiliante abiura di Galileo. A destra il processo.

Un dramma che è possibile rivivere ancora oggi rileggendo il testo originale della umiliante “abiura” che Galileo a 70 anni e quasi cieco pronunciò in ginocchio su una pietra, vestito del saio dei penitenti di fronte ai suoi aguzzini cardinali inquisitori, rinnegando tutte le sue scoperte astronomiche che sapeva essere verissime. Compresa anche l'esistenza delle macchie solari.
Abiura che scandalizzò la comunità scientifica di mezzo mondo.

E pur si muove...

“Io Galileo, fìglio di Vincenzio Galilei di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo Sant'Offizio, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova. Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonziarò a questo Sant'Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò. Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo Sant'Offizio imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani. Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.
Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.”

Solo grazie a questa abiura Galileo evitò la tortura e il rogo.
Solo grazie a questa abiura Galileo fu condannato “solo” all’ergastolo in isolamento agli arresti domiciliari in Arcetri (Firenze).


Originale del decreto di sentenza di condanna contro Galileo.

La sentenza è lunga e noiosa. Per chi fosse interessato, il testo è scaricabile da internet. Noi rileviamo solo l'ultima parte, quella che stabilisce la pena.
"Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei. Ti condaniamo al carcere formale in questo Sant'Offizio ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze. E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo."
Su ordine del sant'offizio la sentenza e l'abiura venneo lette in tutte le università dei paesi cattolici.

Grazie a Galileo, per separare il grano dal loglio, la realtà dall'immaginazione, il principio di Archimede dal, comunque bellissimo, mondo di Alice nel paese delle meraviglie, disponiamo oggi di un setaccio.



Che non è un dogma dottrinale o un tabù tribale. E' un setaccio che dai tempi di Galileo in poi funziona perfettamente a separare i fischi dai fiaschi, le lucciole dalle lanterne, ciò che è supportato da evidenze dalle ciarlatanate, la filosofia naturale dalla filosofia delle chiacchiere bufalose che il grande pisano Galileo definiva, con beffarda arguzia toscana, “filosofia in libris”. Quella filosofia-ciarlataneria del significato del significante significativo che in una stanza buia che non esiste troverebbe il gatto nero che non c'è. Il setaccio del metodo scientifico è indispensabile, perchè, come dice il Galileo di Bertolt Brecht: "Compito della scienza non è aprire una porta all'infinito sapere, ma porre una barriera all'infinita ignoranza."

Con le sue eccezionali scoperte Galileo, dimostrando che teologie e filosofie in libris erano ciarlatanate senza alcun legame con la realtà, ha spazzato via per sempre la vecchia e patetica gerarchia dei valori. E ciò si evince citando cosa ne pensa in proposito uno dei più grandi ed autorevoli leader religiosi del mondo. Per ora, senza nominarlo, e omettendo dalle citazioni la sua religione.

"La mia fiducia nella scienza poggia sulla convinzione che sia [la mia religione] sia il pensiero scientifico tentino di comprendere la realtà attraverso un'analisi critica: se la ricerca scientifica dovesse dimostrare senza ombra di dubbio che alcune affermazioni del[la mia religione] sono errate, dovremmo accettare questo fatto e abbandonarle."

"La spiritualità deve essere arricchita dalla consapevolezza delle scoperte scientifiche. Se ignorassimo i progressi della scienza, la nostra pratica spirituale ne soffrirebbe notevolmente e potremmo perfino diventare preda del fondamentalismo. Ecco una delle ragioni per cui incoraggio i miei fratelli [correligionari] a studiare la scienza, in modo da poter integrare le sue scoperte all'interno della visione del mondo [della mia religione]."

"Sia [la mia religione] sia la scienza condividono la fondamentale attitudine a portare avanti una ricerca volta ad appurare la verità attraverso mezzi empirici e ad abbandonare antiche convinzioni e certezze."

"C'è un detto, nella filosofia [della mia religione], secondo il quale sostenere un punto di vista che contraddice la realtà scredita chi lo porta avanti. Contraddire l'evidenza empirica è una colpa ancora più grave."

Tutte queste citazioni sono opera, come dicevo, di uno dei più grandi ed autorevoli leader religiosi del mondo. Talmente autorevole da essere stimato anche da seguaci di molte altre religioni, diverse dalla sua, ed anche da moltissimi non credenti in alcuna superstizione. E cioè



Tenzin Gyatso, XIV° Dalaї Lama e premio Nobel per la Pace, e sono contenute nel suo bellissimo libro "L'abbraccio del mondo - Quando scienza e spiritualità si incontrano". Libro del quale vi consiglio: non crepate prima di averlo letto. Libro che si può avere in prestito gratuito presso le biblioteche civiche. Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita (di non credente in nessuna superstizione) è stato l'incontrare personalmente il Dalaї Lama, nel 1998 a Trento, anche se solo per pochi minuti, in compagnia di miei colleghi alpinisti di alta quota.



Con le sue scoperte telescopiche Galileo ha fatto risorgere il mondo, ponendo fine a 13 secoli di oscura ignoranza e bruta barbarie in cui la spocchiosa, prepotente, violenta arroganza della stregoneria teocratica monoteistico abramitica lo aveva fatto precipitare. Galileo, nella logica del “meglio un asino vivo che un dottore morto”, pur abiurando ciò che sapeva esser vero, ha cancellato l'ordine precedente, mettendo al loro posto non solo la Terra, la Luna, il Sole e i pianeti, ma soprattutto le filosofie in libris e le teologie rispetto alla filosofia naturale.


La nuova scala dei valori.

Così come il Dalaї Lama riconosce, con onestà intellettuale più unica che rara per un religioso, il ruolo della filosofia naturale e della razionalità deve essere preponderante su tutto il resto. Lungo un cammino difficile e tortuoso, attraverso il Rinascimento e l'Illuminismo, la filosofia naturale e la razionalita hanno partorito quei valori di libertà, uguaglianza e fraternità che hanno portato a codificare anche un'etica laica di gran lunga migliore, che, dal 10 dicembre 1948, è contenuta nella Costituzione delle Costituzioni e cioè nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, dichiarazione che rappresenta il minimo comun denominatore di tutto ciò che chiamiamo civiltà. Tutto ciò che stà al di sotto di questo minimo comun denominatore, tutto ciò che non riconosce che tutti gli uomini nascono uguali e liberi, tutto ciò che crea discriminazione, può e deve essere considerato barbarie. Non a caso tale dichiarazione universale non è mai stata sottoscritta da paesi particolarmente poco civili, come Corea del Nord, Arabia Saudita e Vaticano. Ed è ampiamente disattesa da paesi culturalmente particolarmente arretrati che pur l'hanno solennemente sottoscritta, come Stati Uniti d'America, Russia, Cina, India, Irlanda, Italia e Polonia.
Le teologie e le filosofie "in libris" sono oggi accettabili solo ed esclusivamente se conformi alla filosofia naturale e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Occorre pertanto aggiornare la famosa frase di Voltaire:

“Non condivido la tua idea,
ma sono pronto a morire
affinchè tu la possa affermare.”

Ai tempi di Voltaire, dominati dall'assolutismo totalitario, aveva un senso rivoluzionario, ma oggi tale frase appare anacronistica, per non dire stupidamente reazionaria. Chi sarebbe disposto a morire affinchè un nazifascista possa affermare che gli ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali sono esseri inferiori ed è giusto che siano discriminati? Occorre quindi ammodernare al XXI° secolo la frase di Voltaire, come segue:

"Non condivido la tua idea,
ma sono pronto a morire
affinchè tu la possa affermare,
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SE
tale idea è conforme alla
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo."

(Bruno Moretti Turri, 1980)


Perchè:

"La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso della violenza. Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni movimento che predica l’intolleranza si pone fuori legge e dovremmo considerare come crimini l’incitamento all’intolleranza e alla persecuzione, allo stesso modo che consideriamo un crimine l’incitamento all’assassinio, al ratto o al ripristino del commercio degli schiavi."
Karl Raimund Popper, La società aperta e i suoi nemici (The Open Society and Its Enemies), 1945

Namastè.






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