Pagina con audiovideo della conferenza


Questa conferenza si svolge nel quadro delle celebrazioni, sia del "2010 Darwin Day", sia del “2010 Anno Internazionale della Biodiversità” proclamato dalle Nazioni Unite attraverso l'UNESCO, acronimo di United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, l'organizzazione educativa, scientifica e culturale delle Nazioni Unite. Ed è, per ora, il primo, e si spera non l'ultimo, evento che si svolge a Varese.

Quando si parla di evoluzione darwiniana, a dar retta a certi articoli di certe pubblicazioni e a certe trasmissioni televisive, sembra quasi che in tutto il mondo sia in corso una guerra senza quartiere tra religione e scienza. Cominciamo col ridimensionare questa mitologia provincialotta al piccolo livello "quartierino" che le compete, citando cosa ne pensa in proposito uno dei più grandi ed autorevoli leader religiosi del mondo. Per ora, senza nominarlo, e omettendo dalle citazioni la sua religione.

"La mia fiducia nella scienza poggia sulla convinzione che sia [la mia religione] sia il pensiero scientifico tentino di comprendere la realtà attraverso un'analisi critica: se la ricerca scientifica dovesse dimostrare senza ombra di dubbio che alcune affermazioni [della mia religione] sono errate, dovremmo accettare questo fatto e abbandonarle."

"La spiritualità deve essere arricchita dalla consapevolezza delle scoperte scientifiche. Se ignorassimo i progressi della scienza, la nostra pratica spirituale ne soffrirebbe notevolmente e potremmo perfino diventare preda del fondamentalismo. Ecco una delle ragioni per cui incoraggio i miei fratelli [correligionari] a studiare la scienza, in modo da poter integrare le sue scoperte all'interno della visione del mondo [della mia religione]."

"Sia [la mia religione] sia la scienza condividono la fondamentale attitudine a portare avanti una ricerca volta ad appurare la verità attraverso mezzi empirici e ad abbandonare antiche convinzioni e certezze."

"C'è un detto, nella filosofia [della mia religione], secondo il quale sostenere un punto di vista che contraddice la realtà scredita chi lo porta avanti. Contraddire l'evidenza empirica è una colpa ancora più grave." 

"Ritengo che la teoria darwiniana dell'evoluzione, arricchita dai contributi della moderna genetica, ci fornisca una coerente spiegazione dell'evolversi della vita umana sulla Terra."

Tutte queste citazioni sono opera, come dicevo, di uno dei più grandi ed autorevoli leader religiosi del mondo. Talmente autorevole da essere stimato anche da seguaci di molte altre religioni, diverse dalla sua, ed anche da moltissimi non credenti in alcuna superstizione.
E cioè


Tenzin Gyatso, XIV° Dalaї Lama e premio Nobel per la Pace, e sono contenute nel suo bellissimo libro "L'abbraccio del mondo - Quando scienza e spiritualità si incontrano". Libro del quale vi consiglio: non crepate prima di averlo letto. Libro che si può avere in prestito gratuito presso le biblioteche civiche. Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita (di non credente in nessuna superstizione) è stato l'incontrare personalmente il Dalaї Lama, nel 1998 a Trento, anche se solo per pochi minuti, in compagnia di miei colleghi alpinisti di alta quota.

Passiamo ora a 3 diapositive altamente politicamente scorrette, perchè illustrano fatti che non si sanno, che la massa non conosce, che si devono tenere nascosti, perchè il potere ha deciso che non si devono sapere.



Qui sopra vediamo le percentuali di cittadini che ritengono la religione non importante. Nel senso che possono anche essere credenti, ma ritengono che nella vita ci siano cose più importanti. Purtroppo questa mappa è molto incompleta, in quanto le zone grigie indicano i Paesi ove non si è potuto rilevare le percentuali a causa della proibizione delle autorità religiose e/o politiche. Nel forte ingrandimento sopra a destra, brillano particolarmente le zone grigie di Vaticano, San Marino, Montecarlo, Svizzera, Bosnia e Hammamet, pardon, Tunisia.

MONDO
Popolazione mondiale = 6.700.000.000
Agnostici = 12,5 % = 837.500.000
Atei = 2,5 % = 167.500.000
Totale non credenti = 15 % = 1.005.000.000
Fonte: chiesa cattolica romana

ITALIA
Popolazione italiana = 60.250.000
Agnostici = 10,7 % = 6.446.750
Atei = 7,8 % = 4.699.500
Totale italiani non credenti = 18,5 % = 11.146.250
Fonte: Eurispes 2009


Qui sopra invece vediamo i dati relativi a un altro argomento tabù, i dati relativi alla non credenza, la quale normalmente non è neanche presa in considerazione. Come se non esistesse. E la cosa più sorprendente è che le percentuali in alto le ho trovate su un sito web della chiesa cattolica. Poi ne ho dedotto le cifre. Sull'autorevolezza e l'attendibilità dei dati del Vaticano, mi taccio. Lascio a voi il giudizio. Da tali dati risulterebbe comunque che i non credenti nel mondo sono il 15 % pari a 1 miliardo e 5 milioni. Più di un cittadino su 7.
Gli attendibili dati Eurispes dell'Italia sono relativi al 2009, cioè freschissimi. Da tali dati risulta che i non credenti nel nostro Paese sono il 18,5 % pari a 11 milioni e rotti. Più di un italiano su 6.
Ma, ai fini del problema darwiniano, la diapositiva più interessante è la terza.


Questa è una mappa mondiale basata sul numero di abitanti e non sull'estensione territoriale. Infatti il Paese più vasto del mondo, ma quasi totalmente inabitabile, la Russia, qui è un rettangolino. Se cercate il continente australiano lo trovate a destra in basso sotto l'Indonesia come quadratino azzurro numero 10. Inutile cercare la vastissima Groenlandia: essendo praticamente disabitata, è grande meno di un pixel. Anche gli Stati Uniti d'America, vedono ridotta alla giusta dimensione la loro spocchiosa grandeur. Grandeur, termine francese che si traduce nel milanese baùscia. Questa mappa ci svela un segreto di Pulecenella, cioè che, facendo la sommatoria tra confuciani, taoisti, giainisti, induisti, buddhisti e scintoisti, si raggiunge e si supera alla grande la maggioranza assoluta, si supera il 51 % dell'umanità. Nessuna di tali religioni ha seri attriti con l'evoluzione darwiniana e con il libero pensiero razionale e scientifico. Tali attriti esistono solo con alcune delle religioni appartenenti al minoritario, MINORITARIO ceppo del monoteismo abramitico. Ma è sempre sbagliato fare di ogni erba un fascio. Gli attriti si hanno solo con gli esponenti più fanaticamente fondamentalisti e integralisti di tali religioni. Occorre quindi precisare che, per esempio, anche in una religione dottrinariamente fondamentalista, totalitaria e assolutista come il papismo paolinista romano, ci sono fulgide figure di mansueti e tolleranti uomini di buona volontà. Esempi: don Milani, Fabrizio De Andrè, Fernanda Pivano, Giovanni Bachelet, Ignazio Marino, don Andrea Gallo, Noi Siamo Chiesa e tantissime comunità cristiane di base. È necessario perciò separare questo buon grano dal loglio fondamentalista dei potenti, ma ultraminoritari, talebani di cielle e compagnia briscola e salmodiate. Nei paesi civili, cioè non sottoposti a ideologie teocratiche assolutiste, problemi seri con il darwinismo, in tempi recenti, si sono avuti esclusivamente in alcune poche regioni del profondo sud degli Stati Uniti d'America.


E in una piccola penisoletta del profondo sud dell'Europa, dove l'allora ministra Moratti, senza dire niente a nessuno, nel 2004 con un colpo di mano ha fatto sparire dalla sera alla mattina l'evoluzione dai programmi d'insegnamento delle scuole medie. Provocando dal mondo scientifico, capitanato dal premio Nobel Rita Levi Montalcini, spalleggiata dagli smoccolamenti in toscano verace di Margherita Hack, la più grande levata di scudi che la storia italiana ricordi. Contro il medioevale oscurantismo morattian-buttiglion-berlusconiano si è abbattuto uno tsunami di firme da università e centri di ricerca di tutto il mondo, da Sidney alle Isole Hawaii passando per Roma e la Moratti ha dovuto fare retromarcia. Ed è de facto finita in castigo dietro la lavagna con un grazioso cappellino, la ministra "arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci" e, nell'immagine sopra, c'è anche il commento del mio alter ego dell'Armorica.


Sulla questione darwiniana, pecora nera è anche questo inquietante personaggio innominabile, che vanta presunti appoggi celesti e reali inquietanti raccomandazioni vaticane. Anch'egli segue nei cappelli la moda morattiana. Ma su questo inquietante personaggio innominabile, stendiamo subito un pietosissimo velo e vi rimandiamo alla lettura


di "Zichicche" e "Zichicche 2", libri che riportano le sue esilaranti affermazioni e fantozzesche malefatte. Libri scritti da un grande scienziato mio amico, che prima o poi spero di riuscire a portare a Varese. D'altra parte, non dobbiamo stupirci più di tanto di certi oscurantismi trogloditici, se, anche ai nostri giorni, ci sono inquietanti personaggi che affermano che:


"La terra è piatta, e chi discute questa verità del Santo Corano è un ateo che merita solo di essere punito." Affermazione dello Sceicco Abdel-Aziz Ibn Baaz, autorità religiosa suprema dell'Arabia Saudita, contenuta in una fatwa, editto religioso non discutibile, emesso nell'anno 1993 d.C. e ritrasmesso in tutto il mondo... dai satelliti artificiali dell'Arabia Saudita in orbita intorno alla Terra...
Per separare la conoscenza dall'ignoranza, dai dogmi e dai tabù, per separare il grano dal loglio, la realtà dall'immaginazione, il principio di Archimede dal, comunque bellissimo, mondo di Alice nel paese delle meraviglie, disponiamo di un setaccio.



Che non è un dogma dottrinale o un tabù tribale. È un setaccio che dai tempi di Galileo in poi funziona perfettamente a separare i fischi dai fiaschi, le lucciole dalle lanterne, ciò che è supportato da evidenze dalle ciarlatanate, la filosofia naturale dalla filosofia delle chiacchiere bufalose che il grande pisano Galileo definiva, con beffarda arguzia toscana, “filosofia in libris”. Quella filosofia-ciarlataneria del significato del significante significativo che in una stanza buia che non esiste troverebbe il gatto nero che non c'è. Il setaccio del metodo scientifico è indispensabile, perchè, come dice il Galileo di Bertolt Brecht: "Compito della scienza non è aprire una porta all'infinito sapere, ma porre una barriera all'infinita ignoranza."

Quando si parla di Charles Darwin e de “L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale” occorre subito spazzare via un gravissimo equivoco: Darwin non ha mai parlato di “sopravvivenza o prevalenza del più forte”, bensì di “sopravvivenza del più adatto all'ambiente in cui vive”. Difatti i veri “padroni del mondo” tra virgolette, non sono mai stati i muscolati dinosauri o elefanti e rinoceronti. I veri “padroni del mondo” tra virgolette, sono stati e sono questi:


i piccolissimi, resistentissimi ed indispensabili batteri. Talmente potenti ed importanti che loro possono vivere benissimo senza di noi, ma noi non possiamo vivere senza di loro. Senza le centinaia di miliardi di batteri che vivono dentro di noi e che costituiscono la nostra flora batterica intestinale, non potremmo digerire e saremmo condannati a morte. Ciò vale per tutti gli appartenenti, come noi, al mondo animale. I batteri sono capaci di adattarsi alle più svariate situazioni ambientali. Nell'immagine sopra in senso orario partendo da sinistra in alto: ambienti senza sale o salatissimi (l'NaCl, cloruro di sodio è il sale marino, e da cucina); ambienti fortemente acidi o fortemente alcalini; ambienti freddissimi o caldissimi; ambienti a pressione bassissima (la vetta dell'Everest brulica di batteri) o a pressione enorme (persino a km sotto la superficie terrestre, per quanto in profondità siamo riusciti a trivellare, le carote di roccia rivelano una gagliarda presenza di batteri. Idem i ghiacci dell'Antartide).


Questa sopra è una moderna cronologia della vita sulla Terra. Analizzandola rileviamo che l'evoluzione non ha avuto sempre lo stesso passo. Dai primi esseri viventi monocellulari procarioti (cioè cellule prive di nucleo, in alto a destra) ai primi esseri viventi monocellulari eucarioti (cioè cellule con nucleo) passano ben 2 miliardi e 400 milioni di anni. Occorrono poi altri 700 milioni di anni per passare dai monocellulari eucarioti ai pluricellulari. L'esplosione della vita e della biodiversità sulla Terra parte da 600 milioni di anni fa in poi, successivamente alla comparsa dei pluricellulari. È importante riflettere su questo fatto. La riproduzione dei monocellulari avviene per divisione della cellula che dà vita a due cellule uguali in tutto e per tutto. L'evoluzione e la differenziazione possibili sono minime e legate a mutazioni casuali. È con l'inizio della riproduzione sessuale che cambia tutto. Perchè l'essere riprodotto non è più uguale al precedente, ma è costituito dal 50% del DNA maschile e dal 50% del DNA femminile. È un essere completamente nuovo. Queste conoscenze erano precluse al buon Darwin in quanto ancora al di là di essere acquisite, ma il padre dell'evoluzione aveva già avuto la giusta intuizione che tutti i vertebrati discendessero dai primi vertebrati, cioè dai... pesci. È per questo che il pesce con le zampe e la scritta Darwin è in tutto il mondo uno dei più gettonati simboli del libero pensiero razionale e scientifico. Per approfondire l'argomento consiglio la lettura de “Il racconto dell'antenato. La grande storia dell'evoluzione” narrati dal biologo e filosofo naturale Richard Dawkins. Un libro dove si imparano cose sorprendenti. Per esempio che balene e ippopotami hanno un antenato in comune.

Si sente parlare spesso delle nostre radici e su queste radici c'è chi ci vorrebbe imporre, con spocchiosa arroganza, il proprio cappello, anzi, la propria papalina.
Iniziamo a chiarire cosa sono le “radici” con questa riflessione dello scrittore libanese Amin Maalouf.
«La parola "radici" non mi piace, e ancora meno amo l'immagine che evoca. Le radici affondano nel suolo, si contorcono nel fango e si sviluppano nelle tenebre. Trattengono l'albero prigioniero da quando nasce e lo nutrono in virtù di un ricatto: "Se ti liberi, muori". Gli alberi si devono rassegnare, hanno bisogno delle radici, gli uomini, no. Noi respiriamo la luce, aspiriamo al cielo e, quando veniamo ficcati sotto terra, è per marcire.»


Radici italiane...

Ora vedremo quali sono le nostre vere ed indiscutibili radici biologiche, ma non partendo dalla testa di... (boccaccia mia statte zitta!), non partendo dalla testa, bensì dai... piedi. Anzi, stiamo parlando di radici? E allora partiamo dalla pianta. Dalla pianta dei piedi. Con un documento eccezionale.


Queste che vedete sopra, cementate dalla pioggia nella cenere vulcanica come se fossero nel cemento portland, sono impronte lasciate da ominidi. Sono state scoperte dalla grande paleoantropologa Mary Leakley a Laetoli, nell'Africa equatoriale. La radiodatazione delle ceneri vulcaniche con il potassio-argon e altri metodi, le colloca a 3 milioni e 700 mila anni fa. La loro peculiarità è che sono impronte di ominidi NON quadrumani, ma completamente bipedi che camminano con postura eretta.


Difatti, a differenza delle impronte dei quadrumani, denotano la presenza di un calcagno ben delineato e di un alluce corto e non opponibile. Sono impronte di Australopithecus Afarensis, primo ominide bipede, derivante dal ramo evolutivo che 5 milioni di anni prima si era distaccato dal ramo degli orangutan, dei gorilla, degli scimpanzè e dei bonobo.


E questo sopra è il primo uomo che ha compiuto il primo grande balzo verso l'intelligenza umana ed è per questo che è stato catalogato tassonomicamente come appartenente a una nuova specie: la specie Homo. Noi.
Il... primo grande balzo verso l'intelligenza umana? E... come? Vi starete chiedendo. Smoccolando, sì, avete capito bene, smoccolando, imprecando, non sappiamo in quale lingua, mentre si pestava il ditone nell'imparare


a scheggiare intenzionalmente le pietre per farne degli strumenti.
“That's one small step for man, a giant leap for mankind.”
“Un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l'umanità.”
Sono le immortali parole pronunciate da Neil Armstrong mettendo piede sulla Luna il 20 luglio 1969. Ma Neil Armstrong, come tutti noi, viene dopo 2 milioni e seicentomila anni di evoluzione della nostra specie, a partire da quei nostri antenati che hanno avuto il primo barlume di intelligenza e dai quali tutti noi discendiamo.


In base ai reperti paleoantropologici, l'Homo habilis smoccolava pestandosi il pollice in questa zona, che nella foto sopra vedete un po' brulla perchè io l'ho scattata ai primi di gennaio, nel pieno della locale stagione secca. Il luogo prende il nome in lingua masai del fiume Olduvai che scorre qui impetuoso solo durante la stagione delle piogge. Tra l'altro Olduvai è il luogo in cui appare il famoso monolito nel celeberrimo romanzo di Arthur Clarke, cinematografato da Stanley Kubrick, “2001: Odissea nello spazio”.

Il Kilimanjaro 5.895 m, visto dal Parco del Serengeti. Olduvai è a destra fuori foto.

Olduvai Gorge si trova a poche decine di km da questo formidabile vulcano spento, il Kilimanjaro, la montagna più alta dell'Africa e vicino allo splendido Parco del Serengeti, in Tanzania, nei pressi del cratere di Ngorongoro, poco a sud dell'equatore.


È assai probabile che gli Homo habilis, assomigliassero molto a questa ricostruzione artistica. In base agli studi biogenetici sul DNA mitocondriale, di cui parleremo poi, l'artista ha qui giustamente rappresentato il progenitore di tutta l'umanità, con la pelle nera. Alla facciaccia brutta di tutti i razzisti e xenofobi, anche svedesi, crucchi e giapponesi discendono da uomini e donne neri ed africani.


Così come, del resto, l'orso bianco è un adattamento ambientale di plantigradi bruni.


Così come, del resto, ci sono i maiali rosa e i maiali neri.


E il maiale rosa con la dentiera... e le setole trapiantate... ;-)
I mitologici Adamo ed Eva delle antiche fiabe dei pastori giudei palestinesi erano, tra virgolette, “fatti ad immagine e somiglianza” di un dio...


... “abbronzato”. Di un dio nero. Per dirla con il premio Nobel Rita Levi Montalcini: “Non esistono le razze, esistono i razzisti.” E permettetemi ora di ricordare la commozione enorme che ho provato pensando agli Homo habilis che si pestavano il ditone, quando ho visitato il giardino dell'Eden e il museo paleoantropologico di Olduvai Gorge come meritato premio per aver raggiunto

Kilimanjaro Kibo, Uhuru Peak 5.895 m

la vetta più alta dell'Africa, i 5.895 m sul livello del mare dell'Uhuru Peak del Kilimanjaro, il mio primo 5.000 quasi 6.000. Manco a farlo apposta nella foto sopra Olduvai si trova sotto le nuvole proprio dietro al mio cappuccetto rosso.

Come nelle epoche di Giordano Bruno e Galileo, anche ai tempi di Darwin, nell'Europa dominata dai dogmi e dai tabù dei monoteismi abramitici, si doveva fare i conti con le cosiddette "sacre scritture" e la loro interpretazione.


Arcivescovo James Ussher (1581-1656)
I° giorno della creazione: domenica 23 ottobre 4004 a.C. ore 12.00

Bibbia e genesi alla mano, l'arcivescovo irlandese James Ussher aveva calcolato che dio aveva creato tutto in sei giorni a partire dalle ore 12 di domenica 23 ottobre del 4.004 a.C. Che il mondo avesse circa quell'età era cosa condivisa sia dai papisti che dai vari protestantesimi.



Conseguentemente Adamo sarebbe stato impastato col fango alle ore 12 di sabato 29 ottobre del 4.004 a.C.
Ma già prima di Darwin tali conti sull'età della Terra non tornavano. Almeno per molti liberi pensatori, tra i quali molti naturalisti che oggi definiremmo geologi. Perchè è vero che "guta cavat lapidem", la goccia scava la pietra. Ma quanto tempo ci mette, se nella vita di un uomo la variazione non era misurabile con gli strumenti dell'epoca? Quanto tempo ci mette un fiume a scavare una valle? Anche un fiume molto impetuoso, quanto tempo ci mette a scavare un canyon profondo 1 km e 600 metri come questo sotto?

I conti non tornavano per niente. E, in un mondo costituito per oltre l'80% da analfabeti, almeno tra alcune persone colte e menti libere cominciava a farsi strada l'idea che la Terra doveva essere MOLTO più vecchia. Se la Bibbia e i preti avevano torto sul Sole che gira intorno alla Terra, potevano avere torto anche su tutto il resto. C'era poi il fatto che anche sulle montagne e a quote elevate si trovavano conchiglie completamente mineralizzate, oggi diremmo fossilizzate. Qui però i creazionisti prendevano la cosa come prova provata del biblico diluvio universale che avrebbe sommerso tutte le terre emerse, comprese le montagne più alte, portando in alta quota anche le conchiglie.


Verba volant, scripta manent. La storia biblica è nota. Un fantozziano dio creatore pasticcione e casinista avrebbe fatto il mondo talmente male, ma così male, che a un certo punto ha deciso di resettare tutto scatenando il diluvio universale, affogando, assassinando tutti gli esseri viventi: uomini, donne, vecchi, bambini, pecore, mucche, gatti, ecc. Se la favola biblica fosse vera, sarebbe stato il più grande olocausto e genocidio della storia. Al confronto del quale, feroci assassini come Hitler, Himmler, Stalin e Pol Pot ci fan la figura delle educande delle orsoline ai primi turbamenti... Quando qualcuno dice che quello della Bibbia, YHWH-yahvè-dio-geova-allàh è amore, grande e (sic!) misericordioso, ci rimango sempre molto perplesso...


La Bibbia sostiene che il feroce dio "creatore" genocida salvò solo Noè e sua moglie e pochissimi animali. Certamente pochissimi, perchè per contenere una coppia di animali per ogni specie, più viveri e acqua dolce per qualche mese, non basterebbe un'arca grande come 1.000 portaerei...

L'Ararat 5.137 m dal monastero armeno di Khor Virap.

L'arca di Noè si sarebbe posata sulla vetta dell'Ararat, una montagna alta nientepopodimeno che 5.137 metri, al confine tra Turchia e Armenia. Ma anche qui i conti non tornavano e non tornano. Anche sciogliendo permafrost, ghiacciai e calotte polari e facendo precipitare al suolo tutto il vapore acqueo contenuto nell'atmosfera, i mari si alzerebbero di poche centinaia di metri, non di chilometri! Mai la Terra ha avuto sufficiente acqua per coprire completamente le terre emerse. Meno che mai per portare una nave sulla vetta di un 5.000 e rotti! Ma ancora oggi ci son dei fanatici religiosi che scalano l'Ararat alla ricerca dell'arca di Noè.
E qualcuno sostiene pure di averla trovata!

“Impronta dell'arca di Noè” sull'Ararat...

La curvilinea cresta di roccia ricoperta di ghiaccio, simile a migliaia di altre su altre montagne, evidenziata nell'immagine sopra, si trova presso la vetta dell'Ararat, ed è considerata da certi fanatici una “impronta” tra virgolette lasciata dall'arca di Noè. Come faccia una nave di legno a forgiare la pietra a sua immagine e somiglianza, non è dato sapere... 'o miraculo...

La “trave dell'arca” a 4.200 m sull'Ararat secondo Claudio Schranz...

La guida alpina Claudio Schranz, che conosco perchè quand'ero ragazzo è stato mio istruttore al corso di alpinismo del CAI di Macugnaga, ha fotografato e filmato la pietra della foto sopra e sostiene addirittura che è una "trave di legno bitumata dell'arca". Peccato che il discutibile "grande alpinista" non ne ha MAI portato giù un pezzo da analizzare...

Ma non si trovavano solo conchiglie fossili. In fin dei conti le conchiglie esistono anche oggi.


Ma anche resti di esseri spaventosi, fortunatamente estinti da ere geologiche, come questo teschio di una delle tante specie di cosiddette “tigri dai denti di sciabola”.

 

O i trilobiti, vissuti tra 500 e 200 milioni di anni fa. Questo sopra a sinistra sembra un sasso appoggiato a un moschettone. Ma se lo apro rivela al suo interno un trilobite di 400 milioni di anni fa. Ce l'ho qui ed è la prima delle due sorprese che ho portato per condire la serata. Poi ve lo farò vedere, ma non toccare perchè è piuttosto delicato. Ci sono affezionato: l'ho trovato per puro caso mentre in nord Africa scalavo lo Jebel Toubkal, 4.167 m, la montagna più alta della catena dell'Atlante.


Interessante sul piano storico. Quello sopra a sinistra è un teschio di elefante e quel buco a forma di 8 rovesciato, come il simbolo di infinito in fisica e matematica, è l'attacco della proboscide, perchè gli elefanti hanno occhi piccoli sui lati della testa. In tempi storici gli elefanti erano estinti da tempo in Europa. Se fate mente locale, ricorderete il terrore dei romani davanti agli elefanti di Annibale che non avevano mai visto. Ma nella Magna Grecia, soprattutto in Sicilia, si trovavano teschi di elefanti nani che in altre ere geologiche popolavano l'isola. Il ritrovamento in grotte di questi teschi senza le zanne, ha alimentato la leggenda dell'esistenza di giganti... bipedi... con... un'occhio solo. I ciclopi. Ecco spiegata da dove viene la leggenda del Polifemo dell'Odissea di Omero.

Ora esamineremo i mezzi che la geologia, la fisica e la biologia ci hanno fornito per studiare il passato della Terra e l'evoluzione della vita. Lo faremo assai per sommi capi, perchè per capire fino in fondo la datazione con gli isotopi radioattivi e l'analisi del DNA si richiedono conoscenze fisiche e biologiche come minimo a livello universitario, e questa è una chiacchierata divulgativa. Oltretutto io sono un astronomo, quindi esperto in fisica e in matematica, ma in biogenetica non sono certo un'aquila.


Il sistema più semplice per studiare il passato è basato sugli anelli di accrescimento delle piante. Questo metodo, detto dendrocronologia, consente di calibrare massimo fino a 12.000 anni fa.

 

Altro metodo è quello delle varve, che sono delle stratificazioni geologiche annuali che consentono di andare indietro nel tempo fino a 45.000 anni fa. A destra un esempio di varve.


Per resti di esseri viventi sia animali che vegetali, c'è il famoso metodo del 14C carbonio-14. Importante perchè tutta la vita è basata sulla chimica del carbonio. Con l'alimentazione e la respirazione, gli esseri viventi assumono carbonio finchè sono in vita. Dopo la morte il 12C carbonio-12, non radioattivo, resta costante, mentre il 14C carbonio-14 che è radioattivo, decade in 14N azoto-14. Il tempo di dimezzamento (emivita) del 14C carbonio-14 è di 5.730 anni e questo consente di datare i reperti fino a 60-70.000 anni fa.


Per le rocce, dal momento della loro solidificazione in poi, abbiamo vari metodi di radiodatazione, dal potassio-argon al renio-osmio, che ci consentono di arrivare a oltre 5 miliardi di anni. Ma c'è un problema.

Deriva dei continenti negli ultimi 200 milioni di anni

Guardiamo questa simulazione della tettonica delle zolle. Essa mostra la deriva dei continenti negli ultimi 200 milioni di anni. Quando riparte dall'inizio, riguardandola e facendo attenzione, vedremo l'Italia che si stacca dall'Africa e 45 milioni di anni fa va a sbattere contro l'Europa provocando l'innalzamento della catena delle Alpi. Riguardandola dall'inizio e facendo attenzione, vedremo l'India staccarsi dall'Antartide, dall'Australia e dal Madagascar e 25 milioni di anni fa va a sbattere contro l'Asia provocando l'innalzamento della catena dell'Himalaya.

Deriva dei continenti da - 530 a + 50 milioni di anni

Questa invece è una simulazione tra meno 530 e + 50 milioni di anni che ci mostra che nel futuro il Mediterraneo non esisterà più.

 
Subduzione della crosta terrestre

Tutto questo per dire che il nostro pianeta è geologicamente vivissimo e su tempi di miliardi di anni la crosta terrestre si rinnova continuamente. Infatti le rocce terrestri più antiche trovate finora sono in Groenlandia e sono datate solo 3 miliardi e 800 milioni di anni.
E qui arriva la seconda sorpresa che ho portato per condire la serata. Ed è una sorpresa grossa. Ho qui con me una roccia che ha 4 miliardi e 600 milioni di anni. Come è possibile? Vi starete chiedendo. Bruno ha appena detto che le rocce terrestri più antiche sono datate 3 miliardi e 800 milioni di anni. Come diavolo fa lui a possederne una più vecchia di ben 800 milioni di anni? Semplicissimo: si tratta di una roccia non terrestre, si tratta di una roccia di provenienza extraterrestre. Adesso penserete che sto scherzando, o che sono impazzito, ma non è così. Si tratta di una stella cadente e, dopo la conferenza, ve la farò vedere. A chi mi offrirà una Cuba libre, gliela farò anche palpare: toccherà letteralmente il cielo con un dito e la cosa più vecchia del sistema solare. E... potrà esprimere tutti i desideri che vuole. Si tratta di un frammento della “stella cadente” tra virgolette che a provocato questo.



Il mitico Meteor Crater dell'Arizona che, trovandosi in una zona desertica, ha subito poco l'erosione degli agenti atmosferici. Ha un diametro di 1.200 m, è profondo 170 m, potrebbe quindi contenere un grattacielo di 60 piani, e, con un'età di 49.000 anni, risale al Pleistocene. È stato provocato da un meteoroide metallico da circa 30 m di diametro, che ha impattato contro la Terra alla velocità di 19,4 km/s = 70.000 km/h, altro che Schumacher! Liberando una potenza pari a 80 kton, cioè 80.000 tonnellate o, se preferite, 80 milioni di kg di tritolo. Circa 4 volte la bomba atomica di Hiroshima del 1945.


Ecco qua il mio frammento: è costituito da ferro ed iridio. L'iridio è un elemento rarissimo sul nostro pianeta, ma relativamente abbondante nelle meteoriti.  È appoggiato al solito moschettone, ricordo degli 8.201 m del Cho Oyu, la Dea Turchese dell'Himalaya della mia gioventù.

Angelo: «Dio... svelato il codice del genoma umano»
Dio: «Dannati hacker!!! Adesso devo cambiare la password»

Passiamo ora alla moderna biologia genetica. Anch'essa ci svela segreti affascinanti e tanto inaspettati da essere stupefacenti. Come, per esempio, che balene, maiali e ippopotami discendono da antenati comuni. Ma per approfondire a livello divulgativo questo affascinante argomento, vi ri-consiglio di andare alla biblioteca civica e farvi prestare il bellissimo libro del grande etologo e biologo Richard Dawkins “Il racconto dell'antenato. La grande storia dell'evoluzione”. È un libro scientifico che si beve come un romanzo. Noi qui ci occuperemo solo della biogenetica applicata agli umani.

    
DNA, DeoxyriboNucleic Acid, acido deossiribonucleico

Questa è la famosa doppia elica del DNA, l'acido deossiribonucleico che contiene il nostro codice genetico individuale. Talmente individuale che l'analisi del DNA ha oggi un ruolo importantissimo nelle indagini giudiziarie penali. Nel nostro corpo ogni momento miliardi di cellule si rinnovano, replicando il DNA.

   
DNA, DeoxyriboNucleic Acid, acido deossiribonucleico

A parte le cellule cerebrali, che hanno caratteristiche peculiari, tutte le cellule del nostro corpo, comprese quelle delle ossa, si rinnovano. Delle cellule che costituivano il nostro organismo quando siamo usciti dal pancino della mamma, non ce n'è più manco una. Tutte si sono rinnovate e continuano a rinnovarsi.

Replicazione del DNA

Questa è la replicazione del DNA. È importante che essa avvenga in maniera ordinata. Quando qualche cellula impazzisce, sono cavoli amari. Perchè ciò significa malattie degenerative, cioè tumori et similia.

mtDNA, mitochondrial DNA, DNA mitocondriale

Ma non c'è solo il DNA "classico", scientificamente definito DNA nucleico. C'è anche il DNA mitocondriale. Ai fini “darwiniani” di studio del nostro passato che stiamo trattando, esso è di enorme importanza. Vediamo perchè.


Quando il piccolo monello con la coda, lo spermatozoo maschile, riesce a penetrare nella grande monella senza coda, l'ovulo femminile, ha luogo la fecondazione. Qui i due DNA nucleici si ricombinano a formare un nuovo DNA nucleico, quello del figlio o della figlia, che risulterà costituito dal 50% del DNA nucleico del maschio e dal 50% del DNA nucleico della femmina. Ricombinazione che avviene nelle stesse percentuali ad ogni fecondazione, ma in modo diverso: difatti i figli non sono fatti con lo stampino, non sono tutti uguali, ma tutti diversi. Ma in tutti i casi, che il figlio sia maschio o femmina, il DNA mitocondriale sarà al 100% femminile. Detto in altri termini, significa che "siamo un po' più della mamma che del papà". E che anche i maschilisti, vergogna del mio genere, hanno il DNA mitocondriale che è femminile.


Riepilogando: il DNA nucleico viene trasmesso da ambedue i genitori, mentre il DNA mitocondriale viene trasmesso solo dalla madre. Ciò significa che lo studio del DNA nucleico,


che è ereditato da tutti gli antenati, ci permette di andare indietro nel tempo in forma molto generica, mentre lo studio del DNA mitocondriale ci permette di andare indietro nel tempo in forma molto più precisa, ma esclusivamente seguendo la linea ascendente femminile. Questa scoperta ci ha permesso di ricostruire il percorso migratorio di diffusione dell'Homo sapiens fino alla cosiddetta, non a caso, “Eva mitocondriale”. Attenzione! Non sto parlando dell'Homo habilis, quello che si pestava il ditone alle falde del Kilimanjaro 2 milioni e 600 mila anni fa, o dell'Homo erectus che 700 mila anni fa ha dominato il fuoco. Sto parlando dell'Homo sapiens, sto parlando proprio di NOI.

Homo sapiens: percorso migratorio della diffusione dei discendenti della “Eva mitocondriale”.

Questa è la ricostruzione per via biogenetica della mappa del percorso migratorio di diffusione dell'Homo sapiens fino alla “Eva mitocondriale”. È da quella palla bianca che la nostra specie è partita 150.000 anni fa alla conquista del mondo, raggiungendo le Americhe 14.000 anni fa attraverso lo stretto di Bering, dove all'epoca un ponte di terraferma, causato dall'ultima glaciazione che aveva abbassato il livello dei mari, collegava l'Asia all'Alaska. Ovviamente, dove c'era la “Eva mitocondriale” c'era anche quel pirla di suo marito. Guardando questa mappa, non occorre essere degli esperti in biogenetica per arrivare con la logica razionale alle conclusioni cui è arrivato questo studio. Questa mappa, senza se e senza ma, ci svela chiaramente che anche la “Eva mitocondriale” dell'Homo sapiens era...

Michelle Obama

“abbronzata”... Dovendo scegliere un prototipo di Eva “abbronzata”, ho scelto la mia preferita, Michelle Obama.
Ma io vi avevo promesso di portare le evidenze dell'evoluzione attraverso esempi che sono sotto gli occhi di tutti e sono verificabili anche dal... palato. È ora il momento di mantenere la parola data. Perchè è possibile parlare di evoluzione darwiniana solo quando è l'ambiente selvaggio a provocare la selezione naturale. Già Darwin ne “L'origine delle specie” parla delle modifiche evolutive causate dall'intervento artificiale dell'uomo.


Tale intervento artificiale è iniziato circa 10-12.000 anni fa, nel momento della transizione umana dal ruolo di cacciatore-raccoglitore a quello di allevatore-agricoltore. Questo ha portato all'uso di tecniche che hanno modificato brutalmente la selezione, sterminando determinate specie e favorendo e modificando altre specie, causando modifiche dell'ambiente che a loro volta causano altre modifiche evolutive. A proposito di modifiche ambientali: quella che vedete sopra non è una strana scarpa. È una foto satellitare del Lago di Varese.

Lago di Varese e versante est del Monte Rosa 4.634 m

Negli anni '50 del secolo scorso, quand'ero bambino, il Lago di Varese era il mio mare. Nelle domeniche estive, prendevamo quella che allora si chiamava ancora “la corriera”, anzi “la curéra” e non pullman o bus, e si andava al lago, dove si faceva il bagno. Avevamo come vicini di casa dei pensionati appassionati pescatori, i coniugi Dell'Orto. Andavano tutti i giorni al lago a pescare e pescavano tanto di quel pesce che non potevano mangiarlo tutto. Sapendo che noi si tirava la cinghia, tutto il pesce in surplus lo regalavano a mia mamma che non faceva altro che benedire quelle brave persone. Io sono cresciuto a pesce di lago. Pochi anni dopo i pesci galleggiavano morti su uno dei laghi più inquinati d'Europa e non si poteva più fare il bagno! Per parlare di come l'uomo abbia modificato i destini evolutivi delle specie viventi, attraverso selezioni artificiali e incroci mirati, userò come primo esempio questo.


Questo non è un comune bau-bau-micio-micio! Questo è un lupo. Nome scientifico canis lupus. Un vero lupo ululante alla luce della Luna dell'Alaska.


Il lupo è un magnifico carnivoro che, in branchi più o meno grandi, caccia animali anche molto più grossi di lui, come alci e bisonti oltre a pecore e capre. Non deve essere molto simpatico trovarsi a pochi passi da un lupo o da un branco di lupi. Non deve essere molto simpatico vedersi osservati da questi occhi collegati ad un cervello che pensa di te: "Mammamia quanta carna! Quante bistecche! Che prosciutti quelle cosce!" Ebbene l'uomo è stato capace di trasformare questo carnivoro predatore in


questo botolo di Chihuahua che non farebbe paura a una mosca.


O in questo povero barboncino tosato in modo che sembra un Karl Marx a 4 zampe.
Notoriamente esistono limiti al bello e al meglio, ma non esistono limiti al brutto e al peggio. Quella che segue è una dimostrazione


e questa è un'altra


Negli allevamenti intensivi si fa spesso ricorso all'inseminazione artificiale, che è cosa ben diversa dalla fecondazione artificiale che avviene in vitro. L'inseminazione artificiale è l'introduzione diretta in utero del liquido seminale maschile. Ovviamente occorre in primis procurarsi il seme. Pertanto si approntano simulacri di femmine, li si cosparge di odori da secrezioni di femmine in estro per indurre il maschio alla monta. Apparati meccanici simili alle macchine mungitrici e professionali esperti masturbatori di animali vengono impiegati per stimolare l'eiaculazione. Il seme maschile, opportunamente selezionato, trattato e diluito, viene poi spruzzato in utero attraverso particolari siringhe.


Qui sopra vediamo lo schema dell'inseminazione artificiale in una donna. A patto di usare il seme del marito sposato in una chiesa cattolica, tale metodo è autorizzato anche dal Vaticano per particolari casi come eiaculatio præcox o mancanza di erezione. Dal punto di vista di un allevatore, l'inseminazione naturale ha troppi inconvenienti. Anche le bestie hanno le loro simpatie nella scelta dei partner, e poi occorre il contatto fisico tra i due. Mentre l'inseminazione artificiale permette di selezionare chi si può riprodurre e chi no, e non prevede contatti fisici. C'è poi un altro problema, quello della produttività.

Tori selvaggi

Ve lo racconto come mi è stato spiegato dal mio prof. di agraria a geometri. Un toro in un giorno può coprire 1, 2, 3 mucche. Se è proprio "toro, toro, toro" può arrivare a 4 o 5 o 6. Ma anche un toro ha i suoi limiti. Invece nell'inseminazione artificiale con il liquido seminale di una sola eiaculazione opportunamente trattato e diluito si possono fecondare molte centinaia di mucche che magari si trovano in un'altra regione o nazione. La selezione artificiale permette poi di avere mucche che producono quantità spropositate di latte e/o di carne.


Svariate tecniche artificiali sono da millenni applicate anche all'agricoltura e alla floricoltura. Qui sopra vediamo alcuni tipi di innesto.


Mentre qui vediamo lo schema di ibridazione e differenziazione della canapa indiana nelle varietà palmata e pinnata al fine di massimizzare il contenuto della molecola delta-9-tetraidrocannabinolo, principio psicotropo attivo della marijuana e dell'hashish. È utilizzando tutte queste tecniche che nel corso dei millenni l'uomo è riuscito modificare il corso dell'evoluzione naturale di moltissime specie sia animali che vegetali.

......ine selvatiche

Fino a trasformare queste ......ine selvatiche, fiorellini con pochi petali, diametro circa 3 centimetri e profumo insignificante


in questa sontuosa, enorme e profumatissima rosa. Ma abbiamo parlato di modifiche evolutive verificabili anche dal palato.


Mele selvatiche

Queste sono mele. Ma che tipo di mele? Sono mele selvatiche, commestibili, ma, per i nostri gusti, immangiabili. Un mio amico aveva in Toscana 5 meli selvatici e io l'ho aiutato a raccoglierne i frutti. Che poi finivano con le ghiande nella mangiatoia di Silvio, il suo maiale, che ne andava matto.
Notoriamente l'abito non fa il monaco e io sono stato ingannato dalla vista di queste.


Quando ho scalato il Kilimanjaro per la prima volta, ho finito i viveri all'ultimo rifugio, a quota 4.700 metri. Poi sono andato in cima e in due giorni di digiuno mi sono sfrucugliato i 64 km a piedi fino al primo paese. Nella scalata avevo perso 8 kg e ballavo dentro nella salopette. Avevo una fame nera e lanciavo strane occhiate alle tornite cosce delle signorine bantù perchè ci vedevo dei prosciutti! Alla vista di un bancarella con queste arance mi sono precipitato a comprarle, sbucciarle, morderle... per sputarle subito dopo. Erano arance selvatiche, commestibili, difatti i locali le mangiano, ma, per i nostri gusti, assolutamente immangiabili.


Concludiamo la parte seria con questo schema che mostra l'evoluzione del cervello dai capostipiti di tutti i vertebrati, cioè dai pesci, ad anfibi, rettili, mammiferi (i più antichi mammiferi erano di dimensioni paragonabili a quelli degli attuali topolini), fino ai primati e alle scimmie antropomorfe di cui l'uomo fa parte.

L'evoluzione comunque dà luogo ad alcune incongruenze che ora passeremo in rassegna.
Evoluzione o involuzione? Boh? A voi la riflessione e il giudizio.


Cominciamo dall'ironia toscanaccia di Vauro Senesi che qui ci mostra come l'uomo abbia acquisito l'andatura eretta e perso la coda. E la ricrescita della coda.


Nell'epoca dello Shuttle: "Aprite il vostro libro di testo..."

... È tutto per la lezione di biologia sul “disegno intelligente”. Torniamo adesso alla “geografia intelligente”...

Da ora in poi, non seguitemi più! Sono un creazionista.



Profonde riflessioni si pongono anche in Italia.

A tutti i livelli


Riflessioni che possono essere anche molto amare.

Namastè.

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