Nel 2010 Anno Internazionale della Biodiversità
per celebrare il 50° anniversario del Progetto Ozma di Frank Drake (1960)
SETI ITALIA "G. Cocconi" & UniversAUSER - Osservatorio FOAM13 - GAT
organizzano il Convegno scientifico nazionale
50° Ozma Bioastronomia SETI

Sabato 10 aprile 2010
Aula Magna, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
Università degli Studi dell'Insubria - via Dunant - Varese

   Questo evento è sul NASA/JPL/Caltech Space Calendar

Da Ozma a SETI@home
di Bruno Moretti Turri IK2WQA, brmoret@libero.it
Team SETI of SETI Institute, FOAM13 Astronomical Observatory,
Direttore SETI ITALIA "G. Cocconi"
, Presidente Academia Philosophiae Naturalis
Pagina con video della conferenza


 
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Poniamoci la domanda delle domande: siamo soli nell'universo? Qui però dobbiamo subito separare il grano dal loglio e sgombrare il campo da possibili equivoci. Migliaia di avvistamenti veri o presunti di "oggetti volanti non identificati"; personaggi che sostengono di aver avuto contatti ravvicinati con alieni extraterrestri; personaggi che sostengono, con buongusto assai discutibile, di aver avuto addirittura rapporti... sessuali con... il primo viscido e fetente "UFO alieno" che passa per la strada... Bleah, che schifo! E hanno pure il coraggio di andare in giro a raccontarlo! MAH!
Cosa dire in proposito? Scremati gli avvistamenti di palloni sonda o di aerei militari più o meno segreti, gli abusi di alcool, LSD, peyote e altre droghe allucinogene, le cantonate, le turbe neuropsichiatriche, gli esibizionismi e le mitomanie, non resta quasi nulla. Del quasi niente che rimane, a parte i fulmini globulari e fenomeni fisici terrestri ancora poco conosciuti, come nel caso delle strane "luci" della valle norvegese di Hessdalen, di una cosa possiamo essere certi: che i “responsabili tra virgolette”, cioè gli UFO, Unidentified Flying Object, oggetti volanti non identificati, possono essere

 

UFO, Unidentified Flying Object, oggetti volanti non identificati... terrestri...

Campanellino e Peter Pan, Dumbo, l'elefantino che vola con le orecchie, le fatine e i tappeti volanti, le befane che volano sulle scope magiche o la slitta di Babbo Natale trainata dalle renne volanti, come del resto testimoniato da questo strano



incidente aereo, ma in tutti i casi si tratta di UFO, Unidentified Flying Object, oggetti volanti non identificati, TERRESTRISSIMI, perchè l'ipotesi più sempliciotta, più puerile, anzi, più infantile,


Uno dei più famosi aforismi di Albert Einstein.

è quella che si tratti di teiere e piatti volanti con a bordo esseri extraterrestri così "evoluti" da percorrere distanze interstellari con la stessa facilità con cui noi beviamo una caraffa di birra e questi "evolutissimi alieni" non sono manco capaci di prendere in mano un microfono, di schiacciare il tasto della portante radio e dire «Kappa roggero Concettina, butta la pasta che sto arrivando!» come è capace di fare qualunque camionaro col suo baracchino CB. Quanto ai cosiddetti alieni che giocherebbero a nascondino facendo "dispettucci nei campi di grano", ci tiriamo sopra un pietosissimo velo perchè mi ricordano quei poveri disgraziati casi umani creduloti che hanno dilapidato i risparmi di una vita di intere famiglie per darli alla Vanna Marchi per “liberarli da 'o malocchio”, nonchè le isterie schizoidi del patetico caso Di Bella.



Per separare il grano dal loglio, la realtà dall'immaginazione, il principio di Archimede dal, comunque bellissimo, mondo di "Alice nel paese delle meraviglie", disponiamo di un setaccio: il metodo scientifico [1]. Che non è un dogma dottrinale o un tabù tribale. È un setaccio che dai tempi di Galileo in poi funziona perfettamente a separare i fischi dai fiaschi, le lucciole dalle lanterne, ciò che è supportato da evidenze dalle ciarlatanate, la filosofia naturale dalla filosofia delle chiacchiere bufalose che il grande pisano Galileo definiva, con beffarda arguzia toscana, “filosofia in libris”. Quella filosofia-ciarlataneria del significato del significante significativo che in una stanza buia che non esiste troverebbe il gatto nero che non c'è.



Chiarito tutto questo e separato il grano della scienza dalla zizzania dei gossip UFOisti, complottisti e contattisti, torniamo ad esaminare, in termini rigorosamente scientifici, le domande: Siamo soli nell'universo? La vita esiste solo nella biosfera terrestre?

"Sarebbe sicuramente avventato supporre
che da nessun'altra parte dell'universo

la natura abbia ripetuto lo strano esperimento
che le è riuscito sulla Terra."

Arthur Stanley Eddington (1882-1944)

Per ora non abbiamo manco uno straccio di evidenza. Ed è proprio per verificare l'ipotesi bioastronomica che la vita potrebbe esistere anche altrove, che sono allo studio missioni spaziali alla ricerca di attività biologica [2], anche a livello batterico, magari fossile, quindi risalente a milioni di anni fa, nel permafrost, cioè nel terreno perennemente ghiacciato sotto la superficie di Marte, o su Europa, Ganimede e Callisto, satelliti di Giove, e Titano, satellite di Saturno. Ma ad avvalorare l'ipotesi bioastronomica, negli ultimi decenni sono arrivate due importantissime scoperte.


Molecole scoperte nelle nubi interstellari e circumstellari. Fonte: NRAO Green Bank, WV, USA.

In primis la scoperta della presenza di molecole prebiotiche nelle grandi nubi molecolari interstellari e circumstellari e nelle comete. La presenza fuori dalla biosfera terrestre di molecole prebiotiche, in particolare la presenza di amminoacidi, cioè dei mattoni della vita indispensabili alla costruzione di proteine, cromosomi e DNA, incrementa fortemente la possibilità che, ove trovandone le condizioni, la vita possa attecchire anche altrove. Rimaneva un grosso problema. Dare risposta alla domanda: può il nostro Sole essere l'unica stella dell'universo dotata di un sistema planetario? Anassimandro da Mileto, Epicuro da Samo, Lucrezio, Nicola Cusano e Giordano Bruno sostenevano di no (e Giordano Bruno l'ha pagata cara!). Nel 1965, ho letto un articolo che diceva: «Nell'universo ci sono miliardi di miliardi di stelle. È molto probabile che molte di esse abbiano dei pianeti, ma l'attuale risoluzione dei nostri strumenti è insufficiente a rilevarli. Chissà se nel corso della nostra vita avremo la fortuna di assistere alla scoperta dell'esistenza di pianeti extrasolari?» È stata quest'ultima frase la molla che ha fatto scattare in me, allora dodicenne, la scintilla dell'amore per Aphrodìte Urania, Musa dell'astronomia. Quell'articolo era stato scritto da un'ex campionessa italiana di atletica nel salto in alto e nel salto in lungo, oggi celeberrima


Margherita Hack

in tutto il mondo. Sono passati trent'anni da quell'articolo e nel 1995 il grande sogno nel cassetto mio, di Margherita Hack e di tutti gli astrofisici si è realizzato quando gli astronomi svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz hanno annunciato il rilevamento dell'esistenza

 
6 ottobre 1995: diagramma della velocità radiale (spettroscopia Doppler) della stella 51 Peg causato dalla presenza del pianeta 51 Peg b.

di 51 Pegasi b, primo pianeta extrasolare scoperto. Dal 1995 ad oggi sono quasi 400 i sistemi planetari rilevati in un raggio di soli 500 anni luce e la possibilità che la vita potrebbe esistere anche altrove aumenta di molto le sue chances.  


Metodi di rilevamento degli esopianeti.

Oltre al metodo della velocità radiale esistono oggi diversi altri sistemi di rilevamento di pianeti extrasolari. È assai probabile che il 50% delle stelle sia dotata di sistemi planetari. Quindi nella Via Lattea, che è costituita da oltre 200 miliardi di stelle, potrebbero esistere oltre 100 miliardi di sistemi planetari. Anche se finora gli esopianeti scoperti sono di taglie gioviane, noi sappiamo che ove c'è un Giove ci potrebbe essere anche una... Venere. O una... Terra! Ma la domanda: siamo soli nell'universo? non si accontenterebbe della scoperta di batteri, magari fossili. Essa comporta la ricerca di segnali della eventuale presenza di civiltà extraterrestri capaci di usare artificialmente le onde elettromagnetiche in banda radio per le comunicazioni con le loro sonde o astronavi o basi su altri pianeti o satelliti. Segnali radio che noi potremmo intercettare [3].


Lo yacht Elettra di Guglielmo Marconi, stracarico di antenne dipolari.

Il primo falso allarme è datato 1921, quando Guglielmo Marconi dichiarò di aver captato sulle onde lunghe circa 150 m, corrispondenti alla frequenza di 2 MHz, uno strano segnale pulsato forse di provenienza extraterrestre mentre navigava nell'Atlantico a bordo del suo radio yacht Elettra stracarico di antenne dipolari. Lo stesso Marconi cercò di captare segnali radio provenienti da Marte durante l'opposizione marziana del giugno 1922. Ovviamente (del "senno di poi" sono piene le...) senza alcun risultato.


Lo storico articolo "Searching for Interstellar Communications" di Cocconi-Morrison
su Nature che SETI ITALIA G. Cocconi ha pubblicato per la prima volta in italiano.


Il 19 settembre 1959 la prestigiosa rivista scientifica Nature pubblicava l'articolo “Searching for interstellar communications” [4], cioè “Cercando comunicazioni interstellari” che, per la prima volta nella storia, gettava le basi fisico-teoriche della ricerca SETI, acronimo di Search for Extra Terrestrial Intelligence, cioè ricerca di intelligenza extraterrestre. Ricerca, tramite i radiotelescopi, di eventuali segnali radio artificiali provenienti dalle stelle.

 
Giuseppe Cocconi (1914-2008) e Philip Morrison (1915-2005)

L'articolo era stato scritto dall'italiano Giuseppe Cocconi [5], quasi nostro compaesano essendo nato a Como, e dallo statunitense Philip Morrison.

 



Ho conosciuto il Prof. Cocconi, fisico delle particelle ed ex direttore del CERN di Ginevra, cui ho doverosamente intitolato il nostro team SETI ITALIA
“Giuseppe Cocconi” [6], solo per via epistolare e telefonica, non avendo, purtroppo, mai avuto l'occasione di incontrarlo personalmente.


Frank Drake e il radiotelescopio da 26 m del Progetto Ozma.
Photo NRAO Green Bank, West Virginia, courtesy.

Cocconi e Morrison, docenti  alla Cornell University di Ithaca, New York, non sapevano che, mentre scrivevano e pubblicavano “Searching for interstellar communications”, in West Virginia un giovanotto all'epoca ventinovenne, fresco di dottorato di ricerca, stava già mettendo a punto le apparecchiature per iniziare, l'8 aprile 1960, con il progetto Ozma le ricerche SETI con il radiotelescopio da 26 metri [7] di Green Bank. Progetto Ozma di cui qui oggi celebriamo il Cinquantenario.


1st Bioastronomy Day, Festival della Scienza, Genova 2005.
Da sinistra: Lorenzo Benaglia, Bruno Moretti Turri IK2WQA, Frank Drake, Leonardo Benaglia.

Quell'allora giovanotto si chiama Frank Drake, che ho avuto il privilegio di conoscere al 1st Bioastronomy Day al Festival della Scienza di Genova [8], organizzato proprio dal nostro Prof. Paolo Musso dell'Università dell'Insubria. L'ho già detto stamattina, ma lo ripeto. Dato che sono stati veramente in tanti a chiedermi cosa significa Ozma, e moltissimi lo hanno preso addirittura per un misterioso acronimo, sveliamo l'arcano:


Ozma, regina di Oz

Ozma è la regina di Oz, personaggio di una favola per bambini che è il seguito del libro “Il Meraviglioso Mago di Oz” di Frank Baum.
Essendo regina di un... “altro mondo” Frank Drake ha scelto il nome Ozma per la prima ricerca di intelligenza extraterrestre.

 
A sinistra: veduta aerea del radiotelescopio da 305 m di Arecibo, Puerto Rico. Photo NAIC Arecibo courtesy.
A destra: lo spettrometro SERENDIP V. Photo UC Berkeley courtesy.

In questi cinquant'anni la ricerca SETI si è evoluta enormemente [9] [10] sia dal punto di vista hardware di radiotelescopi (il Ø è passato dai 26 m di Ozma ai 305 m di Arecibo) e ricevitori criogenici collegati a spettrometri da molti milioni di canali (il nuovo spettrometro SERENDIP V che vedete a destra nell'immagine sopra, ha 2 miliardi di canali) sia dal punto di vista dei software di rilevazione. L'analisi dei dati esige un'enorme capacità di elaborazione che richiede l'apporto di milioni di volontari in tutto il mondo che prestano la potenza inutilizzata dei loro personal computer, tramite il sistema del distributed computing, cioè del calcolo scientifico distribuito, inventato da David Gedye di SETI@home [11]. Il volontario installa un programma automatico che elabora i dati in background, cioè in sottofondo, mentre l'utente usa normalmente il computer con altri programmi, prestando alla ricerca scientifica solo la potenza da lui non utilizzata del suo computer. Potenza inutilizzata per la quale paga comunque la bolletta dell'ENEL anche se non la usa.

 

Oltre a SETI@home ci sono oggi molti altri programmi di calcolo scientifico distribuito di astronomia, fisica e chimica. C'è solo l'imbarazzo della scelta tra la ricerca di ET, delle onde gravitazionali, delle pulsar o la partecipazione a studi cosmologici, ecc. Questo permette al volontario di partecipare alla ricerca scientifica in collaborazione con alcune delle più prestigiose università e centri di ricerca di tutto il mondo [12]. E, magari, di elaborare l'unità di lavoro che lo farà passare alla storia come co-scopritore di una pulsar eccezionale, o delle onde gravitazionali, previste dalla relatività di Einstein e non ancora rilevate, o dell'evaporazione dei mini buchi neri primordiali prevista da Martin Rees [13] in base alla teoria della radiazione di Stephen Hawking [14] ancora in cerca di conferma. O... di elaborare l'unità di lavoro che lo farà passare alla storia come co-scopritore del primo segnale artificiale proveniente dalle stelle. Del calcolo scientifico distribuito, figlio di SETI, beneficiano oggi tanti progetti di ricerca altrimenti impossibili per carenza di fondi per l'acquisto di migliaia di costosissimi supercomputer. Il volontario, senza alcuna spesa e senza alcuna fatica, può dare una mano anche in progetti di biomedicina e genomica per la ricerca contro il cancro ed altre terribili malattie degenerative, o contribuire al progetto per la costruzione di modelli di previsioni climatologiche sul lungo periodo e sulle conseguenze del riscaldamento globale, il progetto Climate Prediction, promosso dall'Università di Oxford e dall'agenzia delle Nazioni Unite IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, quest'ultima premio Nobel per la Pace. Uno spicchio di quel premio Nobel per la Pace appartiene anche a noi, volontari della ricerca scientifica distribuita partecipanti a Climate Prediction.



È doveroso sottolineare che la ricerca di comunicazioni interstellari si svolge oggi anche in gamma ottica attraverso rivelatori di lampi laser installati in diversi osservatori, tra i quali i Keck da 10 m delle Isole Hawaii. Il secondo da sinistra nella foto sopra è Dan Werthimer dell'Università della California a Berkeley, direttore scientifico di 6 progetti SETI, 2 in gamma ottica e 4 in gamma radio [15], tra i quali il celeberrimo SETI@home. L'ultimo da sinistra è Frank Drake, il padre della ricerca SETI.


Allen Telescope Array, Hat Creek, California. Photo SETI Institute courtesy.

Il prossimo passo per il SETI in gamma radio è il completamento di Allen Telescope Array [16], primo radiotelescopio interamente progettato e dedicato a SETI, che il SETI Institute sta costruendo in California e che sarà costituito da 350 parabole da 6,1 m. Quando sarà terminato studierà 1 milione di stelle in un raggio di 1.000 anni luce dalla Terra. Allen Telescope Array è in funzione dall'autunno 2007 con le prime 42 antenne


Rilevamento del Voyager 1 a 108 UA con 15 antenne dell'Allen Telescope Array. Image credit: SETI Institute.

e durante i test dei nuovi SETI Signal Detectors e utilizzando solo 15 antenne [17], il 16 ottobre 2008 ha realizzato il nuovo record mondiale di DXing/QRP (per i non radioamatori leggi: record di collegamento radio a lunghissima distanza con una fonte di bassissima potenza), rilevando il segnale della sonda Voyager 1 in viaggio verso le stelle. Il Voyager 1 attualmente trasmette con una potenza < 15 Watts e, al momento del rilevamento, si trovava a oltre 16 miliardi e 200 milioni di km, oltre 3 volte il raggio dell'orbita di Nettuno.


La legge dell'inverso del quadrato.

Il problema più grosso dei tanti problemi insiti nella ricerca radio-SETI è dato dall'enormità delle distanze astronomiche nello spaziotempo [18] unito al fatto che, dal momento in cui viene emessa, l'intensità della radiazione elettromagnetica inesorabilmente diminuisce in misura dell'inverso del quadrato della distanza dalla sorgente [19][20].



Nell'immagine sopra vediamo le condizioni minime necessarie per il rilevamento (cioè l'estrazione dal noise, rumore cosmico di fondo) di un segnale a banda stretta 1 Hz sulla frequenza UHF di 1,42 GHz, pari a 21 cm di lunghezza d'onda, frequenza della riga spettrale emessa dall'idrogeno neutro, segnale INTENZIONALMENTE diretto ESATTAMENTE verso la Terra (cosa assai improbabile), proveniente da solo 100 anni luce, con il radiotelescopio di Arecibo, con una temperatura del sistema TSYST  = 30 K = -243,15° C per attenuare il rumore dell'elettronica dei ricevitori. Si noti bene che questa è una ipotesi altamente speculativa che illustra le condizioni minime del segnale in condizioni eccezionalmente ottimali/ultraottimistiche (e assai poco probabili) di ricezione.
Seth Shostak del SETI Institute, con i piedi ben piantati per terra, più realisticamente dice del progetto Phoenix effettuato ad Arecibo [21]: «La sensibilità delle misure è estremamente elevata e dovrebbe consentire di rivelare una portante di soli 50 kW alla distanza di Alpha Centauri».
Ora, voi capite che tra 3.300 W da 100 anni luce e 50.000 W da 4,3 anni luce, c'è un differenza enorme!


La posizione del Sole (Sun) nella Via Lattea. La "sfera SETI" attuale (raggio 200 anni luce)
è più piccola del mini-cerchiolino a sinistra della parola "Sun", il quale ha un raggio di 500 anni luce.
Illustration Credit: R. Hurt (SSC), JPL-Caltech, NASA.

Lo studio SETI più evoluto attuato finora, il già citato progetto Phoenix del SETI Institute, si è limitato a cercare segnali da circa 800 stelle simil-solari (classi spettrali da GØ a K2) entro un raggio di 200 anni luce da noi. Si noti bene, utilizzando il radiotelescopio di Arecibo che, con un diametro di 305 metri, è il radio "orecchio" più grande del mondo. In una Galassia che ha un diametro ≈ 100.000 anni luce, una "sfera SETI" con un raggio di 200 anni luce è più piccola del mini-cerchiolino di raggio 500 anni luce indicante la posizione del Sole nella Via Lattea nella figura sopra. Mini-cerchiolino che diviso per 2,5 rappresenta l'attuale limitatissimo "stato dell'arte" della ricerca SETI terrestre. Se nella Via Lattea (che ha > 200 miliardi di stelle) ci fossero altre 3 o 4 o 200 civiltà tecnologiche, le probabilità che una di esse si trovi proprio all'interno del nostro mini-cerchiolino sono molto vicine allo zero. O, in termini statistici, sarebbe una megagalattica botta di gluteo. Equivalente a fare 6 al superenalotto 100 volte di fila... Adesso incominciate a capire perchè in cinquant'anni non abbiamo ancora trovato un tubo. E i motivi per i quali io mi ostino a dire che siamo ancora a livello molto pionieristico nel campo del SETI. Come lo eravamo 40 anni fa nel campo della ricerca degli esopianeti.


Il futuro radiointerferometro SKA, Square Kilometre Array.

Per allargare il raggio della nostra "sfera SETI" di un paio di ordini di grandezza (da 200 a > 20.000 anni luce) occorrerà aspettare la realizzazione di SKA, Square Kilometre Array [22], il futuro radiotelescopio internazionale con una superficie di raccolta della radiazione da 1 km2 cioè 1.000 m x 1.000 m = 1.000.000 m2 da confrontarsi con i circa 73.000 m2 di Arecibo.


Il cerchio rosso simula le dimensioni che avrà la "sfera SETI" con il futuro Square Kilometre Array.
Illustration Credit: R. Hurt (SSC), JPL-Caltech, NASA.

Allora la nostra "sfera SETI" avrà le dimensioni del cerchio rosso in figura, coprirà circa il 25% della Via Lattea e le nostre probabilità di trovare ET diventeranno un po' più concrete e meno aleatorie. Oltre a Square Kilimetre Array, per i nostri nipoti ci sono altri progetti futuribili da realizzare. Dal radiotelescopio sulla faccia nascosta della Luna all'uso del Sole come lente gravitazionale [23]. Ma di questo parlerà la successiva relazione del Dr. Claudio Maccone.


“Il nostro ago nel pagliaio è sfuggente,
ma molti di noi hanno la sensazione che cercarlo
sia una delle più grandi imprese
che la nostra specie possa affrontare.”

Frank Drake, primo radioastronomo SETI

SETI è letteralmente, il cercare un ago d'oro in milioni di pagliai. Non sappiamo nè su quale frequenza, nè da quale direzione, nè quando potremmo ricevere l'eventuale segnale. La più vicina civiltà extraterrestre potrebbe essere su un'altra galassia a milioni o miliardi di anni luce dalla Terra e noi non riceveremo forse mai i suoi segnali perchè giungerebbero troppo attenuati dalla legge fisica di Newton dell'inverso del quadrato della distanza che abbiamo menzionato in precedenza. Bastano queste considerazioni per definire il SETI una ricerca al limite dell'impossibile. O che potrebbe avere successo tra secoli. Ma la ricerca SETI, secondo me, ha un'enorme importanza anche dal punto di vista umanistico, filosofico, morale ed etico. A cominciare da questa citazione del radioastronomo SETI Jean Heidmann [24]: «Ho molto spesso trovato un’opposizione viscerale all’eventuale esistenza di intelligenze superiori alla nostra. Per secoli il maschio umano, imbevuto di spocchiosa e arrogante superbia, ha rifiutato l’intelligenza agli animali

e persino alle donne. E se, impressionato dalla forza della natura, riconosce talvolta delle intelligenze infinite, queste appartengono ad un mondo al di fuori del reale, dunque fuori competizione. Se gli si parla di eventuali intelligenze superiori a lui, viventi nel mondo reale, allora alza le spalle! Questi comportamenti potrebbero essere all’origine dell’opposizione di certe persone all’idea di intelligenze extraterrestri. Io mi auguro che prendiamo coscienza in modo disinvolto e libero della posta intellettuale di primaria importanza che può rappresentare questo campo di ricerca. Non tentiamo di ignorarlo, spinti come siamo da comportamenti irrazionali.»

Ma... c'è dell'altro.


La bandiera della Terra: sullo sfondo nero del cosmo,
il giallo del Sole, l’azzurro della Terra, il bianco della Luna.

Questa è la bandiera del SETI. Questa è la bandiera della Terra [25]. Questa è la bandiera di tutti i terrestri. Concepita da James Cadle, doveva essere piantata sulla Luna nel 1969 dalla Eagle dell'Apollo 11 a rappresentare tutta l'umanità. La proposta è stata rifiutata, ha prevalso il becero e meschino provincialismo nazionalista e sulla Luna ci han piantato la bandiera yankee a stelle e strisce degli USA.


La bandiera della Terra sui server di SETI@home. Photo UC Berkeley courtesy.

La bandiera della Terra è stata adottata universalmente da tutti i progetti SETI. La troviamo anche all'Università della California a Berkeley sui nostri server di SETI@home


Nella foto di EuroSETI 2004, la bandiera della Terra è sorretta a sinistra da H. Paul Shuch N6TX, direttore di SETI League e a destra
da Claudio Maccone dell'IAA. Accosciato davanti alla bandiera Stelio Montebugnoli, direttore di SETI Italia, con il "Giordano Bruno Award".
Con le stampelle si riconosce Peter Wright DJØBI, direttore dell'ERAC. Photo SETI League courtesy.


e in tutti i convegni SETI. Se la ricerca SETI, ora internazionalmente conosciuta grazie a SETI@home e ai suoi oltre 5 milioni di volontari in tutto il mondo, servirà a farci sentire tutti almeno un po' più fratelli e sorelle terrestri, avrà avuto una sua enorme valenza anche se non riuscisse a beccare manco un omino verde pisello a pois rosa geranio.

Ora, avviandoci verso la conclusione, tiriamo le fila di tutto il discorso, facendo delle riflessioni filosofiche su un granello di polvere, per mezzo di un'immagine shockante ripresa dal Voyager 1 su richiesta di un membro dello staff NASA della missione:


Carl Sagan (1934-1996)

l'amico Carl Sagan, che ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere tanti anni fa [26]. Oltre che astronomo, scrittore, divulgatore scientifico e promotore della ricerca SETI, Carl Sagan è stato,



con Bertrand Russell, Karl Popper, Betty Friedan, Rebecca Goldstein, Paul Kurtz e Richard Dawkins, uno dei più grandi filosofi naturali del XX° secolo.

Queste sono le riflessioni di Carl Sagan su... un granello di polvere, un pallido puntino blu [27].

E questa è l'immagine shockante.

Immagine della Terra ripresa da circa 6 miliardi di km di distanza
(oltre l'orbita di Nettuno) dal Voyager 1 nel 1990. Photo NASA courtesy.

«Noi riuscimmo a fare questa fotografia, e, se tu la guardi, vedi un puntino. Quello è qui. Quella è la nostra casa. Quello è noi. Su di esso, tutti quelli di cui sei venuto a conoscenza, ogni essere umano che sia mai esistito, tutti hanno vissuto là. L’insieme di tutte le nostre gioie e sofferenze, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e allevatore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e contadino, ogni giovane coppia innamorata, ogni bambino pieno di speranza, ogni madre e padre, ogni inventore ed esploratore, ogni moralista, ogni politico corrotto, ogni superstar, ogni duce supremo, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie vissero là, su un granello di polvere sospeso in un raggio di Sole.

La Terra è un palcoscenico molto piccolo in un’enorme arena cosmica. Pensa ai fiumi di sangue versati da tutti i generali ed imperatori affinchè in gloria e trionfo loro potessero divenire i padroni momentanei di una frazione di un... puntino. Pensa alle crudeltà senza fine degli abitanti di un angolo del puntino sugli abitanti di un altro angolo appena distinguibile del puntino. Così  frequenti i loro malintesi, così ansiosi sono di assassinarsi l'un l'altro, così fervente il loro odio. La nostra presunzione, la nostra grandeur, la nostra immaginata auto-importanza, la nostra illusione di avere una posizione privilegiata nell'Universo, sono sfidate da questo puntino di luce pallida. Il nostro pianeta è una macchiolina solitaria avvolta nel grande buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è suggerimento d’aiuto che verrà da altrove a salvare noi da noi stessi.

Si dice che l'astronomia insegna la modestia e io aggiungo che è un’esperienza che costruisce il carattere. Io penso che non c’è forse nessuna migliore dimostrazione della follia della presunzione umana che questa immagine da lontano del nostro piccolo mondo. Secondo me, essa sottolinea la nostra responsabilità di avere più gentilezza e compassione l'un con l'altro e di conservare e preservare teneramente quel pallido puntino blu, l'unica casa che noi abbiamo mai conosciuto.




... e di conservare e preservare teneramente quel pallido puntino blu, l'unica casa che noi abbiamo mai conosciuto.



... l'unica casa che noi abbiamo mai conosciuto.»


Namasté.



Riferimenti:

[1] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"La filosofia di Giordano Bruno e Galileo"
Conferenza Anno Internazionale della Astronomia, Varese, 2009
Testo: http://uavarese6.alt ervista.org/galileotx.html
Video: http://uavarese.altervista.org/galileo.html

[2] Cesare Guaita, Gruppo Astronomico Tradatese
"I pianeti e la vita: ultime scoperte"
Conferenza 50th Ozma Bioastronomy SETI, Università degli Studi dell'Insubria, Varese, 2010
Video: http://uavarese.altervista.org/50guaita.html

[3] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"SETI: Astropulse e nuovi orizzonti"
Conferenza V° ICARA, Milano, Planetario Ulrico Hoepli, 2008
"Astropulse: Radio SETI evoluzione"
Astronomia UAI, numero 3/2010
http://cfivarese.altervista.org/AP_ICARA2008.html

[4] Giuseppe Cocconi and Philip Morrison, Cornell University
“Searching for Interstellar Communications”
Nature, Vol. 184, Number 4690, pp. 844-846, September 19, 1959
http://setiitalia.altervista.org/Cocconi3.html
Ver. it: "Cercando comunicazioni interstellari"
http://setiitalia.altervista.org/Cocconi.html

[5] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Giuseppe Cocconi (1914-2008)"
http://cfivarese.altervista.org/cocconi_14_08.html

[6] SETI ITALIA "G. Cocconi", Varese, Italia
http://setiitalia.altervista.org/

[7] Frank Donald Drake, Cornell University & NAIC Arecibo
"A Reminiscence of Project Ozma"
Cosmic Search, Vol. 1, Number 1, pp. 10-16, January 1979
http://cfivarese.altervista.org/SETI_Project_Ozma_by_Frank _Drake.html
Ver. it.: "Reminiscenza del Progetto Ozma"
http://cfivarese.altervista.org/SETI_Progetto_Ozma_di_Fran k_Drake.html

[8] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Frank Drake in Italia"
1st Bioastronomy Day, Festival della Scienza, Genova 2005
http://setiitalia.altervista.org/Drake.html

[9] Giovanni F. Bignami, Accademia Nazionale dei Lincei, ESA, International Academy of Astronautics
"Non siamo soli (e siamo fatti dalle stesse stelle)"
Conferenza 50th Ozma Bioastronomy SETI, Università degli Studi dell'Insubria, Varese, 2010
Video: http://uavarese.altervista.org/50bignami.html

[10] Seth Shostak, SETI Institute, International Academy of Astronautics
"The Scientific Search for ET"
Conferenza al CNR di Bologna, 2010
Video in inglese: http://uavarese.altervista.org/seth2010.html

[11] SETI@home, sito italiano a cura del SETI ITALIA "G. Cocconi"
http://setiitalia.altervista.org/
SETI@home, sito ufficiale, University of California at Berkeley
http://setiweb.ssl.berkeley.edu/

[12] Università e centri di ricerca con cui attualmente collabora SETI ITALIA "G. Cocconi" (31):
Albert Einstein Institute, Hannover (Germania)
Allen Telescope Array, Hat Creek (California, USA)
Bielefeld University of Applied Sciences (Germania)
California Institute of Technology (California, USA)
Cavendish Laboratory, Department of Physics, University of Cambridge (UK)
CERN, Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, Ginevra (Svizzera)
Cornell University, Ithaca (New York, USA)
GEO600, Hannover (Germania)
Graz University of Technology (Austria)
Jet Propulsion Laboratory (California, USA)
Leiden University (Olanda)
LHC, Large Hadron Collider, Ginevra (Svizzera)
LHO, LIGO HO, Laser Interferometer Gravitational-wave Hanford Observatory (Washington, USA)
LLO, LIGO LO, Laser Interferometer Gravitational-wave Livingston Observatory (Louisiana, USA)
Max Planck Institute (Germania)
Münster University (Germania)
NAIC, National Astronomy and Ionosphere Center, Arecibo (Puerto Rico, USA)
NASA, National Aeronautics and Space Administration (USA)
Oxford University (UK)
Planetary Science Institute (Arizona, USA)
Purdue University (Indiana, USA)
Rensselaer Polytechnic Institute (New York, USA)
SETI Institute (California, USA)
Space Sciences Laboratory, University of California at Berkeley (California, USA)
Swiss Tropical Institute (Svizzera)
Technical University of Munich (Germania)
UN-IPCC, United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change (ONU)
University of Illinois at Urbana-Champaign (Illinois, USA)
University of Washington (Washington, USA)
University of Wisconsin at Milwaukee (Wisconsin, USA)
Vijay Pande Group, Chemistry Department, Stanford University (California, USA)

[13] Martin John Rees, Institute of Astronomy, Cambridge
“A better way of searching for black-hole explosions?”
Nature, Number 266, pp. 333-334, March 24, 1977
http://www.nature.com/nature/journal/v266/n5600/abs/266333 a0.html

[14] Wikipedia
"Radiazione di Hawking"
http://it.wikipedia.org/wiki/Radiazione_di_Hawking

[15] I progetti SETI dell'Università della California a Berkeley attualmente in essere sono:
* SETI@home II Classic, Arecibo, piggybacked, segnali radio a banda stretta
* SERENDIP V, Search for Extraterrestrial Radio Emissions from Nearby Developed Intelligent Populations,
Arecibo, piggybacked, segnali radio a banda stretta
* Astropulse, Arecibo, piggybacked, impulsi radio a banda larga
* Fly’s Eye, ATA-42 Allen Telescope Array, piggybacked and targeted, impulsi radio a banda larga
* SEVENDIP, Search for Extraterrestrial Visible Emissions from Nearby Developed Intelligent Populations,
Leuschner Observatory, targeted, impulsi ottici
* SPOCK, Search for Other Civilizations at Keck, Keck/Lick/AAO, targeted, segnali ottici laser

[16] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"ATA-350: un gigantesco balzo in avanti per SETI"
Conferenza III° ICARA, Caltanissetta, 2006
http://cfivarese.altervista.org/ATAbalzo.html

[17] Jill Tarter, SETI Institute, International Academy of Astronautics
"SETI signal detectors on the Allen Telescope Array: first light, faint fiducials", 2008
http://www.space.com/searchforlife/081024-seti-telescope-f irstlight.html

[18] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Le dimensioni dell'Universo, dei pianeti e delle stelle", 2008
http://cfivarese.altervista.org/Dimensioni_Universo.html

[19] Isaac Newton
"Philosophiae naturalis principia mathematica", 1687

[20] Wikipedia
"Inverse-square law"
http://en.wikipedia.org/wiki/Inverse-square_law

[21] Giuseppe Longo, INAF & INFN
"Intervista a Seth Shostak", 1997
http://cfivarese.altervista.org/Seth_Shostak.html

[22] SKA, Square Kilometre Array
http://www.skatelescope.org/

[23] Claudio Maccone, International Academy of Astronautics
"SETI, pianeti abitabili e lente gravitazionale del Sole. NASA e deflessione NEO"
50th Ozma Bioastronomy SETI, Università degli Studi dell'Insubria, Varese, 2010
Video: http://uavarese.altervista.org/50maccone.html

[24] Jean Heidmann, International Academy of Astronautics, Observatoire de Paris-Meudon
"Intelligences extra-terrestres", 1992
Ver. it: "Extra-terrestri" (IMVHO uno dei migliori libri divulgativi sul SETI)

[25] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Earth flag, la bandiera della Terra (e dei Terrestri)", 2004
http://setiitalia.altervista.org/BandieraTerra.html

[26] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Carl Sagan (1934-1996)"
in collaborazione con UAI & The Planetary Society, 2006
http://setiitalia.altervista.org/Carl_Sagan0.html

[27] Carl Sagan, Cornell University
from "Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space"
Inglese: "Reflections on a Mote of Dust"
Francese: "Réflexions sur un grain de poussière"
Spagnolo: "Reflexiones sobre una mota de polvo"
Italiano: "Riflessioni su un granello di polvere"
http://setiitalia.altervista.org/palebluedot.html



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