SETI ITALIA "G. Cocconi" &
UniversAUSER - Osservatorio
FOAM13 - GAT
organizzano il Convegno scientifico nazionale
50° Ozma
Bioastronomia SETI
Sabato 10 aprile 2010
Aula Magna,
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
Università
degli Studi dell'Insubria - via Dunant - Varese

Questo evento è sul
NASA/JPL/Caltech
Space Calendar
Poniamoci la domanda delle
domande: siamo soli
nell'universo?
Qui però dobbiamo subito separare il grano dal loglio e
sgombrare il
campo da possibili equivoci. Migliaia di avvistamenti veri o presunti
di "oggetti volanti non
identificati";
personaggi che sostengono di aver avuto contatti ravvicinati con alieni
extraterrestri; personaggi che sostengono, con buongusto assai
discutibile, di aver avuto addirittura rapporti... sessuali con... il
primo viscido e fetente "UFO
alieno" che
passa per la strada... Bleah, che schifo! E
hanno pure il coraggio di andare in giro a raccontarlo! MAH!
Cosa
dire in proposito? Scremati gli avvistamenti di palloni sonda o di
aerei militari più o meno segreti, gli abusi di alcool, LSD,
peyote e
altre droghe allucinogene, le cantonate, le turbe neuropsichiatriche,
gli esibizionismi e le mitomanie, non resta quasi nulla. Del quasi
niente che rimane, a parte i fulmini globulari e fenomeni fisici
terrestri ancora poco conosciuti, come nel caso delle strane "luci" della valle
norvegese di Hessdalen, di una cosa possiamo essere certi: che i “responsabili tra
virgolette”, cioè gli UFO,
Unidentified Flying Object, oggetti volanti non identificati, possono
essere


UFO, Unidentified Flying
Object, oggetti volanti non identificati... terrestri...
Campanellino
e Peter Pan, Dumbo, l'elefantino che vola con le orecchie, le fatine e
i tappeti volanti, le befane che volano sulle scope magiche o la slitta
di Babbo Natale trainata dalle renne volanti, come del resto
testimoniato da questo strano
incidente aereo, ma in
tutti i casi si tratta di UFO, Unidentified Flying Object,
oggetti
volanti non identificati, TERRESTRISSIMI,
perchè l'ipotesi più sempliciotta, più
puerile, anzi, più infantile,

Uno dei
più
famosi aforismi di Albert Einstein.
è quella che si
tratti di teiere e piatti volanti con a bordo esseri extraterrestri
così "evoluti"
da percorrere distanze interstellari con la stessa facilità
con cui noi beviamo una caraffa di birra e questi "evolutissimi
alieni" non sono manco capaci di prendere in mano un
microfono, di schiacciare il tasto della portante radio e dire «Kappa
roggero Concettina, butta la pasta che sto arrivando!»
come è capace di fare qualunque camionaro col suo baracchino
CB. Quanto
ai cosiddetti alieni che giocherebbero a nascondino facendo "dispettucci nei campi di grano",
ci tiriamo sopra un pietosissimo velo perchè mi ricordano
quei poveri
disgraziati casi umani creduloti che hanno dilapidato i risparmi di una
vita di intere famiglie per darli alla Vanna Marchi per “liberarli da 'o
malocchio”, nonchè le isterie
schizoidi del patetico caso Di Bella.

Per separare il grano dal
loglio, la realtà dall'immaginazione, il principio di
Archimede dal, comunque bellissimo, mondo di
"Alice nel paese delle
meraviglie", disponiamo di un setaccio:
il metodo scientifico [1].
Che non è un dogma dottrinale o un tabù tribale.
È un setaccio che dai
tempi di Galileo in poi funziona perfettamente a separare i fischi dai
fiaschi, le lucciole dalle lanterne, ciò che è
supportato da evidenze
dalle ciarlatanate, la filosofia naturale dalla filosofia delle
chiacchiere bufalose che il grande pisano Galileo definiva, con
beffarda arguzia toscana,
“filosofia
in libris”.
Quella filosofia-ciarlataneria del significato del significante
significativo che in una stanza buia che non esiste troverebbe il gatto
nero che non c'è.

Chiarito
tutto questo e separato il grano della scienza dalla zizzania dei
gossip UFOisti, complottisti e contattisti, torniamo ad esaminare, in
termini rigorosamente scientifici, le domande: Siamo soli nell'universo? La vita
esiste solo nella biosfera terrestre?
"Sarebbe
sicuramente avventato supporre
che da nessun'altra parte dell'universo
la
natura abbia ripetuto lo strano esperimento
che le è riuscito sulla Terra."
Arthur
Stanley Eddington (1882-1944)
Per
ora non abbiamo manco uno straccio di evidenza. Ed è proprio
per
verificare l'ipotesi bioastronomica che la vita potrebbe esistere anche
altrove, che sono allo studio
missioni spaziali alla ricerca di
attività biologica [2],
anche a livello batterico, magari fossile, quindi risalente a milioni
di anni fa, nel permafrost, cioè nel terreno perennemente
ghiacciato
sotto la superficie di Marte, o su Europa, Ganimede e Callisto,
satelliti di Giove, e Titano, satellite di Saturno. Ma ad avvalorare
l'ipotesi bioastronomica, negli ultimi decenni sono arrivate due
importantissime scoperte.

Molecole
scoperte nelle
nubi interstellari e circumstellari. Fonte: NRAO Green Bank, WV, USA.
In
primis la scoperta della presenza di molecole prebiotiche nelle grandi
nubi molecolari interstellari e circumstellari e nelle comete. La
presenza fuori dalla biosfera terrestre di molecole prebiotiche, in
particolare la presenza di amminoacidi, cioè dei mattoni
della vita
indispensabili alla costruzione di proteine, cromosomi e DNA,
incrementa fortemente la possibilità che, ove trovandone le
condizioni,
la vita possa attecchire anche altrove. Rimaneva un grosso problema.
Dare risposta alla domanda:
può il nostro Sole essere l'unica stella dell'universo
dotata di un sistema planetario? Anassimandro da Mileto,
Epicuro da Samo, Lucrezio, Nicola Cusano e Giordano Bruno sostenevano
di no (
e Giordano Bruno l'ha pagata cara!).
Nel 1965, ho letto un articolo che diceva:
«Nell'universo
ci sono miliardi di miliardi di stelle. È molto probabile
che molte di
esse abbiano dei pianeti, ma l'attuale risoluzione dei nostri strumenti
è insufficiente a rilevarli. Chissà se nel corso
della nostra vita
avremo la fortuna di assistere alla scoperta dell'esistenza di pianeti
extrasolari?» È stata quest'ultima
frase la molla che ha fatto
scattare in me, allora dodicenne, la scintilla dell'amore per
Aphrodìte
Urania, Musa dell'astronomia. Quell'articolo era stato scritto da un'ex
campionessa italiana di atletica nel salto in alto e nel salto in
lungo, oggi celeberrima

Margherita
Hack
in
tutto il mondo. Sono passati trent'anni da quell'articolo e nel 1995 il
grande sogno nel cassetto mio, di Margherita Hack e di tutti gli
astrofisici si è realizzato quando gli astronomi svizzeri
Michel Mayor
e Didier Queloz hanno annunciato il rilevamento dell'esistenza

6
ottobre 1995: diagramma della velocità radiale
(spettroscopia Doppler)
della stella 51 Peg causato dalla presenza del pianeta 51 Peg b.
di
51 Pegasi b, primo pianeta extrasolare scoperto. Dal 1995 ad oggi sono
quasi 400 i sistemi planetari rilevati in un raggio di soli 500 anni
luce e la
possibilità che la vita potrebbe esistere anche altrove
aumenta di molto le sue chances.

Metodi di
rilevamento
degli esopianeti.
Oltre al metodo della
velocità radiale esistono oggi diversi altri sistemi di
rilevamento di pianeti extrasolari.
È
assai probabile che il 50% delle stelle sia dotata di sistemi
planetari. Quindi nella Via Lattea, che è costituita da
oltre 200
miliardi di stelle, potrebbero esistere oltre 100 miliardi di sistemi
planetari. Anche se finora gli esopianeti scoperti sono di
taglie gioviane, noi sappiamo che ove c'è un Giove ci
potrebbe essere
anche una... Venere. O una... Terra! Ma la domanda: siamo soli
nell'universo? non si accontenterebbe della scoperta di batteri, magari
fossili. Essa comporta la ricerca di segnali della eventuale presenza
di civiltà extraterrestri capaci di usare artificialmente le
onde
elettromagnetiche in banda radio per le comunicazioni con le loro sonde
o astronavi o basi su altri pianeti o satelliti. Segnali radio che noi
potremmo intercettare [3].

Lo yacht
Elettra di
Guglielmo Marconi, stracarico di antenne dipolari.
Il
primo falso allarme è datato 1921, quando Guglielmo Marconi
dichiarò di
aver captato sulle onde lunghe circa 150 m, corrispondenti alla
frequenza di 2 MHz, uno strano segnale pulsato forse di provenienza
extraterrestre mentre navigava nell'Atlantico a bordo del suo radio
yacht Elettra stracarico di antenne dipolari. Lo stesso Marconi
cercò
di captare segnali radio provenienti da Marte durante l'opposizione
marziana del giugno 1922. Ovviamente (del "senno di poi" sono piene
le...) senza alcun risultato.

Giuseppe
Cocconi
(1914-2008) e Philip Morrison (1915-2005)
L'articolo era stato
scritto dall'italiano
Giuseppe Cocconi [5], quasi nostro
compaesano essendo nato a Como, e dallo statunitense Philip Morrison.
Ho conosciuto il
Prof. Cocconi, fisico delle
particelle ed ex direttore del CERN di Ginevra, cui ho doverosamente
intitolato il nostro team
SETI
ITALIA
“Giuseppe
Cocconi” [6], solo per via epistolare e telefonica,
non avendo, purtroppo, mai avuto l'occasione di incontrarlo
personalmente.

Frank
Drake e il
radiotelescopio da 26 m del Progetto Ozma.
Photo NRAO Green Bank, West Virginia, courtesy.

1st
Bioastronomy Day,
Festival della Scienza, Genova 2005.
Da sinistra: Lorenzo
Benaglia, Bruno Moretti Turri IK2WQA, Frank Drake, Leonardo Benaglia.
Quell'allora giovanotto si
chiama Frank Drake, che ho avuto il privilegio di conoscere al
1st Bioastronomy Day al Festival della
Scienza di Genova [8],
organizzato proprio dal nostro Prof. Paolo Musso
dell'Università
dell'Insubria. L'ho già detto stamattina, ma lo ripeto. Dato
che sono
stati veramente in tanti a chiedermi cosa significa Ozma, e moltissimi
lo hanno preso addirittura per un misterioso acronimo, sveliamo
l'arcano:

Ozma,
regina di Oz

A
sinistra: veduta aerea
del radiotelescopio da 305 m di Arecibo, Puerto Rico. Photo NAIC
Arecibo courtesy.
A destra: lo
spettrometro SERENDIP V. Photo UC Berkeley courtesy.
In questi cinquant'anni
la ricerca SETI si è evoluta
enormemente [9] [10]
sia dal punto di vista hardware di radiotelescopi (il Ø
è passato dai 26 m di Ozma ai 305 m di Arecibo) e
ricevitori
criogenici collegati a spettrometri da molti milioni di canali (il
nuovo spettrometro SERENDIP V che vedete a destra nell'immagine sopra,
ha 2 miliardi di canali) sia dal punto di vista dei software di
rilevazione. L'analisi dei dati esige un'enorme capacità di
elaborazione che richiede l'apporto di milioni di volontari in tutto il
mondo che prestano la potenza inutilizzata dei loro personal computer,
tramite il sistema del
distributed
computing, cioè del
calcolo scientifico distribuito, inventato da David Gedye di SETI@home
[11].
Il volontario installa un programma automatico che elabora i dati in
background, cioè in sottofondo, mentre l'utente usa
normalmente il
computer con altri programmi, prestando alla ricerca scientifica solo
la potenza da lui non utilizzata del suo computer. Potenza inutilizzata
per la quale paga comunque la bolletta dell'ENEL anche se non la usa.

Oltre a
SETI@home
ci sono oggi molti altri programmi di calcolo scientifico distribuito
di astronomia, fisica e chimica. C'è solo l'imbarazzo della
scelta tra
la ricerca di ET, delle onde gravitazionali, delle pulsar o la
partecipazione a studi cosmologici, ecc. Questo permette al volontario
di partecipare alla ricerca scientifica in collaborazione con alcune
delle
più prestigiose
università e centri di
ricerca di tutto il mondo [12].
E, magari, di elaborare l'unità di lavoro che lo
farà passare alla
storia come co-scopritore di una pulsar eccezionale, o delle onde
gravitazionali, previste dalla relatività di Einstein e non
ancora
rilevate, o dell'
evaporazione dei mini buchi neri primordiali
prevista da Martin Rees [13]
in base alla
teoria della radiazione di Stephen Hawking
[14]
ancora in cerca di conferma. O... di elaborare l'unità di
lavoro che lo
farà passare alla storia come co-scopritore del primo
segnale
artificiale proveniente dalle stelle. Del calcolo scientifico
distribuito, figlio di SETI, beneficiano oggi tanti progetti di ricerca
altrimenti impossibili per carenza di fondi per l'acquisto di migliaia
di costosissimi supercomputer. Il volontario, senza alcuna spesa e
senza alcuna fatica, può dare una mano anche in progetti di
biomedicina
e genomica per la ricerca contro il cancro ed altre terribili malattie
degenerative, o contribuire al progetto per la costruzione di modelli
di previsioni climatologiche sul lungo periodo e sulle conseguenze del
riscaldamento globale, il progetto Climate Prediction, promosso
dall'Università di Oxford e dall'agenzia delle Nazioni Unite
IPCC,
Intergovernmental Panel on Climate Change, quest'ultima
premio Nobel
per la Pace. Uno spicchio di quel premio Nobel per la Pace
appartiene
anche a noi,
volontari della ricerca scientifica
distribuita partecipanti a Climate Prediction.

È
doveroso sottolineare che la ricerca di comunicazioni interstellari si
svolge oggi anche in gamma ottica attraverso rivelatori di lampi laser
installati in diversi osservatori, tra i quali i Keck da 10 m delle
Isole Hawaii. Il secondo da sinistra nella foto sopra è Dan
Werthimer
dell'Università della California a Berkeley, direttore
scientifico di 6
progetti SETI, 2 in gamma ottica e 4 in gamma radio [15], tra i quali
il
celeberrimo
SETI@home.
L'ultimo da sinistra è Frank Drake, il padre della ricerca
SETI.

Allen Telescope Array,
Hat Creek, California. Photo SETI Institute courtesy.
Il prossimo passo per il
SETI in gamma radio è il completamento di
Allen Telescope Array [16],
primo radiotelescopio interamente progettato e dedicato a SETI, che il
SETI Institute sta costruendo in California e che sarà
costituito da
350 parabole da 6,1 m. Quando sarà terminato
studierà 1 milione di
stelle in un raggio di 1.000 anni luce dalla Terra. Allen Telescope
Array è in funzione dall'autunno 2007 con le prime 42 antenne

Rilevamento
del Voyager
1 a 108 UA con 15 antenne dell'Allen Telescope Array. Image credit:
SETI Institute.
e durante i test dei nuovi
SETI Signal Detectors e
utilizzando solo 15 antenne [17],
il 16 ottobre 2008 ha realizzato il nuovo record mondiale di DXing/QRP
(per i non radioamatori leggi: record di collegamento radio a
lunghissima distanza con una fonte di bassissima potenza), rilevando il
segnale della sonda Voyager 1 in viaggio verso le stelle. Il Voyager 1
attualmente trasmette con una potenza < 15 Watts e, al momento
del
rilevamento, si trovava a oltre 16 miliardi e 200 milioni di km, oltre
3 volte il raggio dell'orbita di Nettuno.


La legge
dell'inverso
del quadrato.

Nell'immagine
sopra vediamo le condizioni minime necessarie per il rilevamento
(cioè
l'estrazione dal noise, rumore cosmico di fondo) di un segnale a banda
stretta 1 Hz sulla frequenza UHF di 1,42 GHz, pari a 21 cm di lunghezza
d'onda, frequenza della riga spettrale emessa dall'idrogeno neutro,
segnale INTENZIONALMENTE
diretto ESATTAMENTE
verso la Terra (cosa assai improbabile), proveniente da solo 100 anni
luce, con il radiotelescopio di Arecibo, con una temperatura del
sistema
TSYST =
30 K = -243,15° C per attenuare il rumore dell'elettronica dei
ricevitori. Si noti bene che questa è una ipotesi altamente
speculativa
che illustra le condizioni minime del segnale in condizioni
eccezionalmente ottimali/ultraottimistiche (e assai poco probabili) di
ricezione.
Seth Shostak del SETI Institute, con i piedi ben piantati per terra,
più realisticamente dice del
progetto Phoenix effettuato ad Arecibo [21]:
«La
sensibilità delle misure è estremamente elevata e
dovrebbe consentire
di rivelare una portante di soli 50 kW alla distanza di Alpha
Centauri».
Ora, voi capite che tra 3.300 W da 100 anni luce e 50.000 W da 4,3 anni
luce, c'è un differenza enorme!

La
posizione del Sole
(Sun) nella Via Lattea. La "sfera SETI" attuale (raggio 200 anni luce)
è
più piccola del mini-cerchiolino a sinistra della parola
"Sun", il quale ha un raggio di 500 anni luce.
Illustration Credit: R.
Hurt (SSC), JPL-Caltech, NASA.
Lo
studio SETI più evoluto attuato finora, il già
citato progetto Phoenix
del SETI Institute, si è limitato a cercare segnali da circa
800 stelle
simil-solari (classi spettrali da GØ a K2) entro un raggio
di 200 anni
luce da noi. Si noti bene, utilizzando il radiotelescopio di Arecibo
che, con un diametro di 305 metri, è il radio "orecchio"
più grande del mondo. In una Galassia che ha un
diametro ≈ 100.000 anni luce, una "sfera SETI"
con un raggio di 200 anni luce è più piccola del
mini-cerchiolino di
raggio 500 anni luce indicante la posizione del Sole nella Via Lattea
nella figura sopra. Mini-cerchiolino che diviso per 2,5 rappresenta
l'attuale limitatissimo "stato
dell'arte"
della ricerca SETI terrestre. Se
nella Via Lattea (che ha > 200
miliardi di stelle) ci fossero altre 3 o 4 o 200 civiltà
tecnologiche,
le probabilità che una di esse si trovi proprio all'interno
del nostro
mini-cerchiolino sono molto vicine allo zero. O, in
termini statistici,
sarebbe una megagalattica botta di gluteo. Equivalente a fare 6 al
superenalotto 100 volte di fila... Adesso
incominciate a capire perchè in cinquant'anni non abbiamo
ancora
trovato un tubo. E i motivi per i quali io mi ostino a dire che siamo
ancora a livello molto pionieristico nel campo del SETI. Come
lo eravamo 40 anni fa nel campo della ricerca degli esopianeti.

Il futuro
radiointerferometro SKA, Square Kilometre Array.
Per allargare il raggio
della nostra
"sfera SETI"
di un paio di ordini di grandezza (da 200 a > 20.000 anni luce)
occorrerà aspettare la realizzazione di
SKA,
Square Kilometre Array [22],
il futuro radiotelescopio internazionale con una superficie di raccolta
della radiazione da 1 k
m2
cioè 1.000 m x 1.000 m = 1.000.000
m2
da confrontarsi con i circa 73.000
m2
di Arecibo.

Il cerchio
rosso simula
le dimensioni che avrà la "sfera SETI" con il futuro Square
Kilometre Array.
Illustration Credit: R.
Hurt (SSC), JPL-Caltech, NASA.

“Il
nostro ago nel pagliaio è sfuggente,
ma molti di noi hanno la sensazione che cercarlo
sia
una delle più grandi imprese
che la nostra specie possa affrontare.”
Frank
Drake, primo
radioastronomo SETI
SETI
è letteralmente, il cercare un ago d'oro in milioni di
pagliai. Non
sappiamo nè su quale frequenza, nè da quale
direzione, nè quando
potremmo ricevere l'eventuale segnale. La più vicina
civiltà
extraterrestre potrebbe essere su un'altra galassia a milioni o
miliardi di anni luce dalla Terra e noi non riceveremo forse mai i suoi
segnali perchè giungerebbero troppo attenuati dalla legge
fisica di
Newton dell'inverso del quadrato della distanza che abbiamo menzionato
in precedenza. Bastano queste considerazioni per definire il SETI una
ricerca al limite dell'impossibile. O che potrebbe avere successo tra
secoli. Ma la ricerca SETI, secondo me, ha un'enorme importanza anche
dal punto di vista umanistico, filosofico, morale ed etico. A
cominciare da questa citazione del radioastronomo SETI Jean Heidmann
[24]: «Ho
molto spesso trovato un’opposizione viscerale
all’eventuale esistenza
di intelligenze superiori alla nostra. Per secoli il maschio umano,
imbevuto di spocchiosa e arrogante superbia, ha rifiutato
l’intelligenza agli animali

e persino alle donne.
E se, impressionato
dalla forza della natura, riconosce talvolta delle
intelligenze infinite, queste appartengono ad un mondo al di fuori del
reale, dunque fuori competizione. Se gli si parla di eventuali
intelligenze superiori a lui, viventi nel mondo reale, allora alza le
spalle! Questi comportamenti potrebbero essere all’origine
dell’opposizione di certe persone all’idea di
intelligenze
extraterrestri. Io mi auguro che prendiamo coscienza in modo disinvolto
e libero della posta intellettuale di primaria importanza che
può
rappresentare questo campo di ricerca. Non tentiamo di ignorarlo,
spinti come siamo da comportamenti irrazionali.»
Ma... c'è dell'altro.

La
bandiera della Terra:
sullo sfondo nero del cosmo,
il giallo del Sole,
l’azzurro della Terra, il bianco della Luna.
Questa è la
bandiera del SETI. Questa è
la bandiera della Terra [25].
Questa è la bandiera di tutti i terrestri. Concepita da
James Cadle,
doveva essere piantata sulla Luna nel 1969 dalla Eagle dell'Apollo 11 a
rappresentare tutta l'umanità. La proposta è
stata rifiutata, ha
prevalso il becero e meschino provincialismo nazionalista e sulla Luna
ci han piantato la bandiera yankee a stelle e strisce degli USA.


La
bandiera della Terra
sui server di SETI@home. Photo UC Berkeley courtesy.
La
bandiera della Terra è stata adottata universalmente da
tutti i
progetti SETI. La troviamo anche all'Università della
California a
Berkeley sui nostri server di SETI@home
Nella
foto di EuroSETI 2004, la bandiera della Terra è sorretta a
sinistra da
H. Paul Shuch N6TX, direttore di SETI League e a destra
da Claudio
Maccone dell'IAA. Accosciato davanti alla bandiera Stelio Montebugnoli,
direttore di SETI Italia, con il "Giordano Bruno Award".
Con le stampelle si riconosce Peter Wright DJØBI, direttore
dell'ERAC. Photo SETI League courtesy.
e in tutti i convegni SETI.
Se la ricerca SETI,
ora internazionalmente conosciuta grazie a SETI@home e ai suoi oltre 5
milioni di volontari in tutto il mondo, servirà
a farci sentire tutti almeno un po' più fratelli e sorelle
terrestri,
avrà avuto una sua enorme valenza anche se non riuscisse a
beccare
manco un omino verde pisello a pois rosa geranio.
Ora,
avviandoci verso la conclusione, tiriamo le fila di tutto il discorso,
facendo delle riflessioni filosofiche su un granello di polvere, per
mezzo di un'immagine
shockante ripresa dal Voyager 1 su richiesta di un membro
dello staff NASA della missione:
l'amico Carl Sagan, che ho
avuto la fortuna e l'onore di
conoscere tanti anni fa [26].
Oltre che astronomo, scrittore, divulgatore scientifico e promotore
della ricerca SETI, Carl Sagan è stato,
E questa è
l'immagine shockante.
Immagine della
Terra ripresa da
circa 6 miliardi di km di distanza
(oltre l'orbita di
Nettuno) dal Voyager 1 nel 1990. Photo NASA courtesy.
«Noi
riuscimmo a fare questa fotografia, e, se tu la guardi, vedi un
puntino. Quello è qui. Quella è la nostra casa.
Quello è noi. Su di
esso, tutti quelli di cui sei venuto a conoscenza, ogni essere umano
che sia mai esistito, tutti hanno vissuto là.
L’insieme di tutte le
nostre gioie e sofferenze, migliaia di religioni, ideologie e dottrine
economiche, ogni cacciatore e allevatore, ogni eroe e codardo, ogni
creatore e distruttore di civiltà, ogni re e contadino, ogni
giovane
coppia innamorata, ogni bambino pieno di speranza, ogni madre e padre,
ogni inventore ed esploratore, ogni moralista, ogni politico corrotto,
ogni superstar, ogni duce supremo, ogni santo e peccatore nella storia
della nostra specie vissero là, su un granello di polvere
sospeso in un
raggio di Sole.
La
Terra è un palcoscenico molto piccolo in un’enorme
arena cosmica. Pensa
ai fiumi di sangue versati da tutti i generali ed imperatori
affinchè
in gloria e trionfo loro potessero divenire i padroni momentanei di una
frazione di un... puntino. Pensa alle crudeltà senza fine
degli
abitanti di un angolo del puntino sugli abitanti di un altro angolo
appena distinguibile del puntino. Così frequenti i
loro malintesi,
così ansiosi sono di assassinarsi l'un l'altro,
così fervente il loro
odio. La nostra presunzione, la nostra grandeur, la nostra immaginata
auto-importanza, la nostra illusione di avere una posizione
privilegiata nell'Universo, sono sfidate da questo puntino di luce
pallida. Il nostro pianeta è una macchiolina solitaria
avvolta nel
grande buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa
vastità,
non c'è suggerimento d’aiuto che verrà
da altrove a salvare noi da noi
stessi.
Si
dice che l'astronomia insegna la modestia e io aggiungo che
è
un’esperienza che costruisce il carattere. Io penso che non
c’è forse
nessuna migliore dimostrazione della follia della presunzione umana che
questa immagine da lontano del nostro piccolo mondo. Secondo me, essa
sottolinea la nostra responsabilità di avere più
gentilezza e
compassione l'un con l'altro e di conservare e preservare teneramente
quel pallido puntino blu, l'unica casa che noi abbiamo mai conosciuto.

... e di
conservare e preservare teneramente quel pallido puntino blu, l'unica
casa che noi abbiamo mai conosciuto.
... l'unica
casa che noi abbiamo mai conosciuto.»
Riferimenti:
[1] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"La filosofia di Giordano
Bruno e Galileo"
Conferenza Anno
Internazionale della Astronomia, Varese, 2009
Testo:
http://uavarese6.alt
ervista.org/galileotx.html
Video:
http://uavarese.altervista.org/galileo.html
[2] Cesare Guaita, Gruppo Astronomico Tradatese
"I pianeti e la vita:
ultime scoperte"
Conferenza 50th Ozma
Bioastronomy SETI, Università degli Studi dell'Insubria,
Varese, 2010
Video:
http://uavarese.altervista.org/50guaita.html
[3] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"SETI: Astropulse e nuovi
orizzonti"
Conferenza V°
ICARA, Milano, Planetario Ulrico Hoepli, 2008
"Astropulse: Radio SETI
evoluzione"
Astronomia UAI, numero
3/2010
http://cfivarese.altervista.org/AP_ICARA2008.html
[4] Giuseppe Cocconi and Philip Morrison, Cornell University
“Searching for
Interstellar Communications”
Nature, Vol. 184, Number
4690, pp. 844-846, September 19, 1959
http://setiitalia.altervista.org/Cocconi3.html
Ver. it:
"Cercando
comunicazioni interstellari"
http://setiitalia.altervista.org/Cocconi.html
[5] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Giuseppe Cocconi
(1914-2008)"
http://cfivarese.altervista.org/cocconi_14_08.html
[6]
SETI ITALIA "G.
Cocconi", Varese, Italia
http://setiitalia.altervista.org/
[7] Frank Donald Drake, Cornell University & NAIC Arecibo
"A Reminiscence of
Project Ozma"
Cosmic Search, Vol. 1,
Number 1, pp. 10-16, January 1979
http://cfivarese.altervista.org/SETI_Project_Ozma_by_Frank
_Drake.html
Ver. it.:
"Reminiscenza
del Progetto Ozma"
http://cfivarese.altervista.org/SETI_Progetto_Ozma_di_Fran
k_Drake.html
[8] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"
Frank Drake in Italia"
1st Bioastronomy Day,
Festival della Scienza, Genova 2005
http://setiitalia.altervista.org/Drake.html
[9] Giovanni F. Bignami, Accademia Nazionale dei Lincei,
ESA, International Academy of Astronautics
"Non siamo soli (e siamo
fatti dalle stesse stelle)"
Conferenza 50th Ozma
Bioastronomy SETI, Università degli Studi dell'Insubria,
Varese, 2010
Video:
http://uavarese.altervista.org/50bignami.html
[10] Seth Shostak, SETI Institute, International Academy of
Astronautics
"The Scientific Search
for ET"
Conferenza al CNR di
Bologna, 2010
Video in inglese:
http://uavarese.altervista.org/seth2010.html
[11]
SETI@home, sito
italiano a cura del SETI ITALIA "G. Cocconi"
http://setiitalia.altervista.org/
SETI@home, sito
ufficiale, University of California at Berkeley
http://setiweb.ssl.berkeley.edu/
[12]
Università
e centri di ricerca con cui attualmente collabora SETI ITALIA "G.
Cocconi" (31):
Albert Einstein Institute, Hannover (Germania)
Allen
Telescope Array, Hat Creek (California, USA)
Bielefeld University of Applied Sciences
(Germania)
California Institute of Technology
(California, USA)
Cavendish Laboratory, Department of Physics,
University of Cambridge (UK)
CERN, Centro Europeo per la Ricerca
Nucleare, Ginevra (Svizzera)
Cornell University, Ithaca (New York, USA)
GEO600, Hannover (Germania)
Graz University of Technology (Austria)
Jet Propulsion Laboratory (California, USA)
Leiden University (Olanda)
LHC, Large Hadron Collider, Ginevra
(Svizzera)
LHO, LIGO HO, Laser Interferometer
Gravitational-wave Hanford Observatory (Washington, USA)
LLO, LIGO LO, Laser Interferometer
Gravitational-wave Livingston Observatory (Louisiana, USA)
Max Planck Institute (Germania)
Münster
University (Germania)
NAIC, National Astronomy and Ionosphere
Center, Arecibo (Puerto Rico, USA)
NASA, National Aeronautics and Space
Administration (USA)
Oxford University (UK)
Planetary Science Institute (Arizona, USA)
Purdue University (Indiana, USA)
Rensselaer Polytechnic Institute (New York,
USA)
SETI
Institute (California, USA)
Space Sciences Laboratory, University of
California at Berkeley (California, USA)
Swiss Tropical Institute (Svizzera)
Technical University of
Munich (Germania)
UN-IPCC, United Nations Intergovernmental
Panel on Climate Change (ONU)
University of Illinois at Urbana-Champaign
(Illinois, USA)
University of Washington (Washington, USA)
University of
Wisconsin at Milwaukee (Wisconsin, USA)
Vijay Pande Group, Chemistry Department,
Stanford University (California, USA)
[13] Martin John Rees, Institute of Astronomy, Cambridge
“A better way
of searching for black-hole explosions?”
Nature, Number 266, pp.
333-334, March 24, 1977
http://www.nature.com/nature/journal/v266/n5600/abs/266333
a0.html
[14] Wikipedia
"Radiazione di Hawking"
http://it.wikipedia.org/wiki/Radiazione_di_Hawking
[15] I
progetti SETI
dell'Università della California a Berkeley
attualmente in essere sono:
* SETI@home II Classic,
Arecibo, piggybacked,
segnali radio a banda stretta
* SERENDIP V,
Search for
Extraterrestrial
Radio
Emissions from
Nearby
Developed
Intelligent
Populations,
Arecibo, piggybacked,
segnali radio a banda stretta
* Astropulse,
Arecibo, piggybacked,
impulsi radio a banda larga
* Fly’s Eye,
ATA-42 Allen Telescope
Array, piggybacked and targeted, impulsi radio a banda larga
* SEVENDIP,
Search for
Extraterrestrial
Visible
Emissions from
Nearby
Developed
Intelligent
Populations,
Leuschner Observatory,
targeted, impulsi ottici
* SPOCK,
Search for
Other
Civilizations at
Keck,
Keck/Lick/AAO, targeted, segnali
ottici laser
[16] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"ATA-350: un gigantesco
balzo in avanti per SETI"
Conferenza III°
ICARA, Caltanissetta, 2006
http://cfivarese.altervista.org/ATAbalzo.html
[17] Jill Tarter, SETI Institute, International
Academy of Astronautics
"SETI signal detectors on
the Allen Telescope Array: first light, faint fiducials",
2008
http://www.space.com/searchforlife/081024-seti-telescope-f
irstlight.html
[18] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Le dimensioni
dell'Universo, dei pianeti e delle stelle", 2008
http://cfivarese.altervista.org/Dimensioni_Universo.html
[19] Isaac Newton
"Philosophiae naturalis
principia mathematica", 1687
[20] Wikipedia
"Inverse-square law"
http://en.wikipedia.org/wiki/Inverse-square_law
[21] Giuseppe Longo, INAF & INFN
"Intervista a Seth
Shostak", 1997
http://cfivarese.altervista.org/Seth_Shostak.html
[22]
SKA, Square
Kilometre Array
http://www.skatelescope.org/
[23] Claudio Maccone, International Academy of Astronautics
"SETI, pianeti abitabili
e lente gravitazionale del Sole. NASA e deflessione NEO"
50th Ozma Bioastronomy
SETI, Università degli Studi dell'Insubria, Varese, 2010
Video:
http://uavarese.altervista.org/50maccone.html
[24] Jean Heidmann, International Academy of Astronautics,
Observatoire de Paris-Meudon
"Intelligences
extra-terrestres", 1992
Ver. it:
"Extra-terrestri"
(IMVHO uno dei migliori
libri divulgativi sul SETI)
[25] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Earth flag, la bandiera
della Terra (e dei Terrestri)", 2004
http://setiitalia.altervista.org/BandieraTerra.html
[26] Bruno Moretti Turri, Team SETI of SETI Institute
"Carl Sagan (1934-1996)"
in collaborazione con UAI
& The Planetary Society, 2006
http://setiitalia.altervista.org/Carl_Sagan0.html
[27] Carl Sagan, Cornell University
from "Pale Blue Dot: A
Vision of the Human Future in Space"
Inglese:
"Reflections on
a Mote of Dust"
Francese:
"Réflexions
sur un grain de poussière"
Spagnolo:
"Reflexiones
sobre una mota de polvo"
Italiano:
"Riflessioni
su un granello di polvere"
http://setiitalia.altervista.org/palebluedot.html